Potrebbe essere motivo di uno scontro diplomatico l’arresto a Mosca di un attivista italiano, Yuri Guaiana, che stava per presentare in Procura le firme raccolte in segno di protesta contro il trattamento dei cittadini gay in Cecenia.

A darne notizia sono Leonardo Monaco e Marco Cappato, il primo segretario dell’associazione Certi Diritti di cui Guaiana fa parte. Insieme all’italiano sono stati fermati anche altri quattro attivisti del posto: si tratterebbe di Alexandra Aleksieva, Marina Dedales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtiarenko.

In tutto erano state raccolte via Internet più di 2 milioni di firme, con le quali si chiedeva l’apertura di un’inchiesta sui casi di tortura in Cecenia di cui si è molto discusso ultimamente.

Già attivo il consolato italiano, che ha avviato un dialogo con Benedetto Della Vedova, sottosegretario al Ministero degli Esteri. Monaco ha confermato che la diplomazia si sta muovendo: “Siamo in contatto con la Farnesina che sta seguendo la vicenda di Yuri Guaiana e gli avvocati sul posto. Sappiamo che Yuri sta bene e conosciamo le coordinate della caserma dove è trattenuto. A breve aggiornamenti”.

Prima di consegnare le firme Yuri Guaiana aveva dichiarato che “i cittadini russi meritano di vivere in libertà e in uno stato di diritto. La Russia deve rispettare i trattati internazionali che ha sottoscritto. Nessuno deve sacrificare la propria libertà e la propria vita solo a causa di quello che si è e di chi si ama, né in Cecenia né da nessun’altra parte”.

Riccardo Magi, segretario dei Radicali Italiani, ha stigmatizzato il comportamento delle autorità russe e ha chiesto l’intervento dell’Europa: “Ancora una volta nella Russia di Putin la difesa dei diritti umani e delle libertà è considerata un crimine da reprimere, proprio come l’omosessualità. Davanti alla politica liberticida di Mosca la comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte. È il momento che l’Unione Europa in particolare faccia sentire la propria voce”.

A margine di una conferenza stampa sulle unioni civili, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha commentato l’accaduto affermando che “I passi indietro molto gravi potrebbero apparire questione di altri ma non lo sono. Le notizie dalla Cecenia e quello che è successo in Russia desta preoccupazione. Forme di democrazia autoritaria sono forze di riferimento per forze politiche che agiscono nel nostro continente e nel nostro Paese” tramite movimenti omofobi.