La denuncia arriva dal deputato Mauro Pili, eletto con il Popolo della Libertà nelle elezioni politiche del 2013, e passato, nell’ottobre dello stesso anno, alla componente regionalista sarda Unidos nel Gruppo Misto: “I mari a nord della Sardegna diventano francesi. Con un blitz senza precedenti il governo Renzi ha ceduto alla Francia le acque più pescose al Nord della Sardegna. Un’operazione scattata nei giorni scorsi quando un peschereccio sardo una volta lasciato il porto di Alghero e raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato. Il messaggio è stato chiaro: fermatevi state entrando in acque nazionali francesi in base all’accordo internazionale sottoscritto dal governo italiano da quello francese“.

L’accordo sarebbe stato “siglato a Caen il 21 marzo del 2015“, ed “è stato fatto scattare nei giorni scorsi in modo unilaterale dalla Francia, considerato che lo ha già fatto ratificare al proprio parlamento. Non altrettanto ha fatto il governo italiano che lo ha tenuto nascosto e non lo ha mai sottoposto al parlamento“. L’uomo politico sul tema ha avviato una mobilitazione lanciando una petizione sulla piattaforma Change.org in cui si chiede l’immediata revoca dell’accordo e denunciando a più riprese l’intesa sulla sua pagina Facebook.

Cosa c’è di vero nella denuncia del deputato? L’Italia ha effettivamente concluso un accordo con la Francia sui confini tra i due paesi, ma non si tratta di un’operazione “compiuta in gran segreto”, visto che è il risultato di negoziati iniziati nel 2006 e terminati nel 2012. Il fermo e sequestro del peschereccio sardo è un errore ammesso dalle stesse autorità francesi. L’ultimo tassello da aggiungere è che il governo Renzi, attraverso le parole di Benedetto Dalla Vedova – Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e coop. inter.le – ammette che vi sia in corso un ripensamento sulla faccenda: “Al momento sono in corso approfondimenti da parte delle Amministrazioni competenti, al termine dei quali sarà effettuata una valutazione globale sull’accordo del 2015, anche ai fini dell’eventuale avvio della procedura di ratifica parlamentare“.