“Voglio uscire da uomo libero”. Parola di Massimo Cellino, che dopo due settimane di carcere ha deciso di rifiutare gli arresti domiciliari concessi dal Tribunale del Riesame, arrivati dopo un giorno dopo la trasformazione dell’accusa da tentato a peculato consumato. In manette, con il presidente del Cagliari, erano finiti anche  il sindaco e l’assessore ai Lavori pubblici di Quartu, Mauro Contini e Stefano Lilliu. Tutti coinvolti nell’inchiesta sullo stadio Is Arenas.

Contini e Lilliu sono tornati a casa ieri. Cellino è ancora tra le mura del carcere cagliaritano di Buoncammino, all’esterno del quale lo acclamavano i tifosi rossoblù (foto by Infophoto), chiamandolo “eroe” con slogan e striscioni. Il presidente della squadra sarda avrebbe dovuto trascorrere i domiciliari nel centro sportivo dove si allenano i suoi giocatori ma ha rifiutato, una decisione già annunciata sin dal giorno dell’arresto, il 14 febbraio scorso.

Intanto l’inchiesta va avanti. Gli ultimi documenti depositati in Procura avrebbero rivelato un passaggio di denaro dalle casse del Comune a quelle dell’azienda che ha realizzato i lavori nello stadio della squadra cagliaritana. Secondo le indiscrezioni, si tratterebbe di oltre 360 mila euro pubblici destinati al Piano integrato d’area (Pia) Serpeddì-Is Arenas e utilizzati invece per costruire alcune strutture dello stadio, finito nell’occhio del ciclone negli ultimi mesi.