Il 50esimo rapporto annuale del Censis sulla situazione del Paese descrive uno scenario decisamente fosco, in cui le ricchezze accumulate dagli anziani fanno fatica a trasmettersi ai più giovani.

Secondo i dati riportati dal Censis, infatti, il campione delle famiglie in cui le persone di riferimento hanno un’età inferiore ai 35 anni godono di un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media della popolazione e una ricchezza inferiore addirittura del 41,1%. Viceversa la ricchezza accumulata dagli anziani sono cresciute del l’84,7% rispetto ai livelli registrati nel 1991, ovvero 25 anni fa.

Colpa sopratutto della mancanza di investimenti sul Pil, arrivata a scendere al 16,6%, cifra ben al di sotto della media europea del 19,5%. La tendenza alla staticità e al risparmio si riflette anche nel patrimonio accumulato dagli italiani negli ultimi 10 anni: si tratta di 114 miliardi di euro, l’equivalente del Pil dell’Ungheria, per la maggior parte in mano alle persone più anziane e tendenzialmente destinato a rimanere liquido e a non essere reinvestito.

La produttività si mantiene bassa anche per il prevalere tra i più giovani di lavori di post-terziario: attività a bassa produttività che poco accrescono le risorse dei millennials e che incidono scarsamente sulla crescita del Paese. I giovani vengono infatti descritti dal Censis come stretti tra “l’area delle professioni non qualificate”, “il mercato dei lavoretti” e “il limbo del lavoro quasi regolare“.

Prospettive incidono anche sul modo in cui gli italiani guardano al proprio futuro: secondo il 61,4% il proprio reddito non è destinato a crescere nei prossimi anni, il 57% pensa che le generazioni future non vivranno meglio di loro.

I sondaggi di opinione rilevano anche come la sfiducia negli investimenti sia generalizzata, con solo il 22,1% degli intervistati che ritengono le scommesse sul lungo periodo un’opzione vagliabile; molto più rilevanti le percentuali di chi intende aumentare la propria quota di risparmi (il 56,7%) e di chi è disposto a ridurre le spese per casa e alimentazione (il 51,7%).