Nel 48esimo rapporto annuale sulla situazione sociale in Italia, il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, ha fotografato il Bel paese in una veste piuttosto sconvolgente dove più diseguaglianze, meno integrazione e un ceto medio corroso ne compongono un ritratto alquanto disastroso. Quella italiana viene infatti rappresentata come una società stremata da sei anni di crisi e che ormai si aspetta solo il peggio.

In primo luogo il Censis evidenzia “una scissione tra il welfare e i giovani”, specialmente per le difficoltà occupazionali e reddituali. Sarebbero infatti circa 2,4 milioni i ragazzi che vivono da soli ricevendo ancora un aiuto economico dai proprio genitori, supporto a loro indispensabile per via della crisi del lavoro che ha investito il nostro Paese. La quota dei giovani disoccupati di età compresa tra i  15 e i 34 anni è passata dal 50,9% alla spaventosa cifra del 75,9%, con il conseguente aumento della categoria dei “Neet“, ragazzi che non studiano, non lavorano e non svolgono attività di formazione.

L’Italia è un Paese dal capitale umano “inagito” e “dissipato” in cui il Censis conta quasi 8 milioni di individui non occupati. Sarebbero circa 3 milioni le persone senza un lavoro, 1,8 milioni quelle inattive e ben 3 milioni quelle disposte a trovare un regolare impiego. Ma la crisi sul lavoro porta anche al conseguente disagio delle famiglie italiane che devono affrontare la vita in una veste completamente nuova e volta al risparmio più minuzioso. Secondo il Censis, infatti, gli italiani avrebbero ridotto notevolmente i pranzi e le cene fuori casa addirittura del 62%, senza contare i risparmi sulle attività di divertimento come cinema e altri svaghi diminuite del 58%. Questa situazione di difficoltà economico avrebbe infine diffuso in tutta Italia “una percezione di vulnerabilità tale da far nascere nel 60% degli italiani la paura di poter cadere in povertà, “come fosse un virus che può contagiare chiunque”.

Oltre al tema lavoro, il Censis ha evidenziato anche la situazione legata agli immigrati. Il 2014 è stato, infatti, l’anno boom per gli sbarchi nel canale di Sicilia, creando una vera e propria emergenza dovuta all’aumento decisamente considerevole di immigrati sbarcati sul suolo italiano, passando da un numero di 63mila persone arrivate nel 2011 ai 147mila di quest’anno. Va considerato anche che non tutti i clandestini sono riusciti a sbarcare e a sopravvivere poiché, come rileva il Censis, ben 3mila di persone hanno perso la vita durante gli insostenibili e pericolosi viaggi nel Mar Mediterraneo. Il numero decisamente elevato di coloro che sono giunti ancora in vita sulle rive italiane ha messo a dura prova il sistema dell’accoglienza. Basti pensare che fino al 30 settembre è stato stimato che le strutture presenti sul territorio nazionale ospitavano 61.536 migranti, il 52,8% in Sicilia, Lombardia e Campania.

Per il Censis l’Italia è una “società liquida che rende liquefatto il sistema”, sottolineando come le leggi e le riforme emanate girino a vuoto in quanto, dai dati emersi, non hanno un effetto reale sulla vita. La politica si è costruita “un’onda di rivincita sulla rappresentanza, sui corpi intermedi, sulle istituzioni locali”, creando uno stato di generale confusione in cui i singoli soggetti non sanno dove collocarsi, sentendosi abbandonati a loro stessi.

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