Tragedia in Centrafrica, dove il villaggio di Gambo, a circa 70 km dalla città di Bangassou, sito nel sud del Paese, è da circa tre anni nelle mani dei miliziani islamisti di Seleka. Sono 50 le persone sgozzate, tra donne, bambini e anziani.

Secondo fonti locali il massacro avvenuto settimana scorsa sarebbe stato conseguenza di un’incursione di combattenti non musulmani nel territorio dei ribelli, un gesto di vendetta che avrebbe provocato anche la morte di sei volontari della Croce rossa, presenti tra le vittime.

I combattimenti si sarebbero svolti tra le autoproclamate milizie di difesa e i membri di un gruppo chiamato l’Unione per la Pace nell’Africa Centrale, parte della più grande organizzazione islamista di Seleka.

La notizia è stata comunicata ufficialmente da monsignor Juan Josè Aguirre, il quale ha descritto la prima irruzione dei gruppi di autodifesa non musulmani, che ha provocato la reazione del contingente Onu, con morti anche tra i civili. Seleka però ha successivamente avuto la meglio, compiendo per vendetta la strage in un ospedale della Croce rosa.

Monsignor Aguirre ha voluto sottolineare come la strage abbia “profondamente addolorato papa Francesco, che ha ricordato l’episodio nella sua Udienza del mercoledì rivolgendo il suo appello affinché questi crimini finiscano”.

Sono i primi segnali di un genocidio”: questo il commento di Stephen O’Brain, segretario aggiunto per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, facendo riferimento anche alle strage che si sono susseguite negli ultimi mesi nella Repubblica Centrafricana.