Un tira e molla durato diversi giorni ha infine costretto alla chiarezza la Tepco, società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, dove due anni fa si verificò un disastro conseguente alla tsunami che in quei giorni colpì il Giappone. La Tepco ha inizialmente classificato una perdita d’acqua radioattiva di qualche giorno fa come semplice “anomalia”, o incidente di grado 1, non grave. Invece ora, 21 agosto, l’incidente è stato classificato come di grado 3 (su 7), cioè “guasto grave“. E’ la prima volta dalla catastrofe del 2011.

Non è chiaro se l’acqua contaminata possa finire in mare. Questo è invece accaduto in passato; la società lo ha sempre negato, ma ora è stata costretta ad ammetterlo.

Il problema nasce dall’esigenza di tenere bassa la temperatura del combustibile nucleare ancora presente nella centrale (foto by InfoPhoto). Per farlo, si usano enormi quantità di acqua. Poiché in questo modo il liquido assorbe notevoli quantità di radiazioni, esso viene raccolto in grandi serbatoi d’acciaio. Appare ormai chiaro che tali contenitori non siano in grado di assicurare una tenuta stagna. La soluzione non è facile. Gli esperti stimano che saranno necessari circa quarant’anni per smantellare la centrale in condizioni accettabili di sicurezza.