Scatta l’obbligo del “certificato antipedofilia” per chiunque abbia a che fare con minorenni. Nella categoria rientrano i catechisti delle parrocchie, i volontari di centinaia di associazioni, i capiscout, gli allenatori di tutte le società sportive, ma anche gli insegnanti e i bidelli. Lo scopo è quello di monitorare il passato delle persone che vengono regolarmente a contatto con i minori (foto by InfoPhoto), per escludere che a loro carico risultino condanne per alcuni reati previsti dal Codice penale: articolo 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (pornografia virtuale), 600-quinquies (turismo sessuale) e 609-undecies (adescamento dei minorenni). Una norma più che giusta, certo, se non fosse che entrerà in vigore tra soli due giorni, il prossimo 6 aprile: toccherà al datore di lavoro richiedere alla Procura, entro tale data, il certificato penale di chi intende impiegare, pena una sanzione amministrativa pecuniaria fissata fra 10 e i 15 mila euro.

Il tempo è davvero breve ed è inimmaginabile che in pochi giorni gli uffici rilascino centinaia e centinaia di certificati penali, senza contare l’ingente esborso economico: ogni richiesta andrebbe infatti a costare circa 30 euro, una cifra considerevole per tutte quelle società che coinvolgono un grande numero di persone.

Un obbligo davvero difficile da rispettare, anzi impossibile entro domenica: tutte  le associazioni che hanno a che fare con minori si trovano così poste davanti alla scelta di sospendere l’attività o rischiare la super multa (anche se difficilmente lunedì scatteranno controlli a tappeto).

Intanto così recita il decreto legislativo che attua la Direttiva europea relativa all’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile: “Per tutti coloro che per la propria attività lavorativa, o anche a titolo di volontariato, avranno a che fare con minori in maniera “diretta e regolare” il datore di lavoro dovrà richiedere il certificato del casellario giudiziario “al fine di verificare che non ci siano a carico del lavoratore condanne“.