Il ministero della Giustizia chiarire la vicenda dei certificati antipedofilia richiesti obbligatoriamente, non per chiunque, abbia a che fare con minorenni.

Il ministero chiarisce: “L’obbligo di tale adempimento sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi – soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica – si appresti alla stipula di un obbligo. Non sorge, invece, ove si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro”.

Il provvedimento obbliga il datore di lavoro che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori a richiedere, prima della stipula del contratto, il certificato penale per accertarsi che il soggetto da impiegare non sia stato già condannato per reati contro i minori: prostituzione minorile, pornografia minorile, pornografia virtuale, turismo sessuale e adescamento dei minorenni. Soprattutto perché in caso di inosservanza si rischia una sanzione amministrativa da 10mila a 15mila euro. (foto by InfoPhoto)

Il ministero della Giustizia ha escluso dalla presentazione del certificato antipedofilia i volontari che operano a titolo gratuito presso parrocchie, onlus o associazioni sportive, cioè quei i soggetti che non sono titolari di un vero e proprio contratto di lavoro sono esentati all’accertamento previsto dal decreto legislativo che segue la direttiva europea per la “lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”.

Inoltre vige anche la non retroattività della disposizione. L’obbligo del certificato riguarda dunque solo i nuovi assunti e non il personale già dipendente.

Per quanto riguarda i tempi e le modalità di presentazione dei certificati del casellario giudiziale, il ministero ha precisato che “saranno rilasciati entro qualche giorno dalla richiesta”.

Il chiarimento è stato fatto perché molte associazioni si sono lamentate riguardo alle “incertezze interpretative” che questa norma comportava.