“Voglio verità e giustizia affinché quanto accaduto a me non si ripeta più. Chi ricorre ad una struttura pubblica deve essere tutelato al massimo” sono queste le uniche parole pronunciate dalla 27enne, madre del piccolo nato il 2 luglio 2015 a Catania con gravissimi disturbi neurologici poiché, secondo la Procura, due dottoresse sarebbero intervenute troppo tardi solo per non restare ancora a lavoro. I fatti sono accaduti all’ospedale “Santo Bambino” di Catania e hanno già causato una sospensione dal servizio, 12 mesi per una dottoressa, 6 mesi per l’altra che non avrebbero eseguito subito il cesareo per “evitare di rimanere a lavorare oltre l’orario previsto, nonostante i molteplici episodi di sofferenza fetale emersi dal tracciato e somministrato alla gestante dell’atropina per simulare un’inesistente regolarità nell’esame medico”.

Cesareo in ritardo, bimbo nato con disturbi neurologici

La madre vive alle pendici dell’Etna, ha un marito di 33 anni disoccupato e non ha accettato interviste proprio perché non vuole clamore mediatico sulla sua vicenda. Per lei ha parlato l’avvocato Firrone che si è complimentato con la Procura di Catania la quale ha portato avanti “l’indagine con grande professionalità e segretezza”. “La famiglia non vuole pubblicità ma la verità. Per questo chiede la massima riservatezza e il rispetto della privacy” ha aggiunto.

Cesareo in ritardo, le indagini della Procura

“La mia assista aveva più volte chiesto aiuto all’equipe medica e anche sua madre aveva sollecitato l’intervento cesareo perché la figlia stava male. Perché non sia stato eseguito lo stabilirà la magistratura così come se ci sono responsabilità [...] Il bambino era blu cianotico ed era in grave crisi. I danni riportati sono enormi anche se potranno essere quantificati definitivamente quando il piccolo compirà 5 anni” ha precisato il legale. “L’amore per il bimbo è immenso ma anche il dolore che provano. Per questo la priorità della madre è che una cosa simile non accada più” ha concluso l’avvocato Firrone.