All’indomani del ritorno in edicola del Charlie Hebdo dopo la strage di Parigi, con un’edizione distribuita in tutto il mondo in 5 milioni di copie, le reazioni internazionali alla nuova copertina non sono unanimi. Come ormai ben noto, la rivista ha scelto di pubblicare nuovamente una vignetta sul profeta Maometto, un modo simbolico per sottolineare la necessità di non arrendersi alle minacce del terrorismo. Eppure opinione pubblica e media internazionali si dividono, ben oltre il mondo islamico.

Il dibattito è stato particolarmente intenso negli Stati Uniti, dove l’opportunità di pubblicare le nuove vignette ha visto contrapposti un gran numero di testate favorevoli, dal Washington Post al Wall Street Journal, e alcuni editori invece contrari. Fra questi il New York Times, il quale ha deciso semplicemente di pubblicare un link alle pagine di Libération, senza riprodurre la copertina. Il quotidiano ha motivato la propria scelta sottolineando come la pubblicazione potrebbe causare ulteriori violenze.

Il consenso è stato invece più elevato in Europa, dove la gran parte dei media ha mostrato il numero ieri in edicola. Più contenuto il caso della Gran Bretagna, dove alcune testate come il Guardian e l’Independent hanno voluto aggiungere un disclaimer per avvisare della presenza di materiale potenzialmente offensivo, così da anticipare i lettori più sensibili.

Ben più complessa, come forse facile attendersi, la reazione delle nazioni islamiche e dell’intero Medio Oriente. Pare che in Tunisia questa edizione del Charlie Hebdo non sia stata distribuita, mentre molti dei media arabi parlano di “evidente provocazione”, criticando la scelta di ricorrere nuovamente a Maometto. È quel che emerge in Giordania, dove uno dei principali quotidiani ha titolato «Charlie Hebdo continua la sua provocazione». Le proteste più accese sembrano però arrivare dall’Iran, dove la copertina completa non è stata diffusa. Le emittenti TV nazionali avrebbero fatto riferimento a «un atto provocatorio», censurando in toto la rivista francese. In Arabia Saudita si discute dell’ipotetico confine tra satira e razzismo, con i quotidiani praticamente unanimi nel sottolineare come l’insulto alle religioni non dovrebbe essere mai ammesso. Una visione che sembra essere condivisa anche dagli editori libici, così come da alcune delle nazioni a maggioranza islamica che si affacciano sul Mediterraneo.

Nel frattempo, è proprio in Francia che sorge il quesito più sentito, quello conseguente alla paura e al dolore: fin dove può arrivare la libertà d’espressione? Lo domanda Le Monde, con l’aiuto dei suoi lettori.

Fonti: l’Espresso, BBC, New York Times, Le Monde

Immagine: Libération