Sono passati otto giorno dal massacro della redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. E’ arrivato il tempo dei funerali: l’altroieri è stato sepolto Ahmed Merabet, il poliziotto musulmano freddato sul marciapiede, poi è toccatp ieri a Cabu, mentre oggi sono arrivate le esequie di Wolinski, Tignous, Franck Brinsolaro – il poliziotto che garantiva al protezione di Charb -, la psichiatra Elsa Cayat e l’economista Bernard Maris. Gli ultimi saranno domani il direttore Charb, il vignettista Honoré ed il correttore di bozze nato in Algeria, Mustapha Ourrad.

La bara di legno chiaro di Tignous è stata coperta di disegni dagli amici, mentre per Wolinski c’è stata una cerimonia al cimitero del Pere Lachaise – dopo la sua cremazione, le urne con le ceneri sono state inumate nel cimitero di Montparnasse. Qualche anno fa il corrosivo disegnatore francese aveva evocato il suo destino dopo la morte: “Ho già detto a mia moglie: getterai le mie ceneri nel water, in questo modo potrò vedere le tue chiappe ogni giorno“.

Commovente la lettera che Elsa, la figlia di Wolinski, ha scritto su Elle Magazine Francia per ricordare il padre.

Papà, ci sei? Mi senti?
Se ci sei, fammelo capire…mandami un disegno!
Bene, bene, non puoi sentirmi. Un po’ lo sospettavo.
Da quando sei morto, mi dico che devi finalmente sapere se Dio esiste. Tutti ti immaginano in cielo, con delle ragazze nude che ridono di te. Ma io, io so quello che stai facendo. Devi aver domandato una matita, per disegnare un tavolo, delle foglie e una lampada. E ora, sicuramente, starai disegnando una copia di mamma perché lei sia con te anche lassù. Ah, e poi ti sarai fatto un letto per la tua siesta. La siesta è sacra in casa Wolinski.

Sai, io dormo nel tuo letto. Ho dovuto cospargere la tua camera del mio profumo, perché sapeva troppo di te. È strano dormire al tuo posto. Ma sto bene con te, là, fra le tue lenzuola. Mamma ti aveva regalato dei pantaloni, non hai avuto il tempo di metterli. A proposito, papà, ne approfitto: posso prendere i tuoi maglioni di cachemire?

Papà, Elle Magazine mi ha chiesto di scriverti una lettera. Ma non ho tempo. Il telefono non smette di squillare e devo prendermi cura di mamma. Sai, si sta comportando bene. È sempre molto bella, come sua abitudine. Anche le mie sorelle sono là. Ci teniamo l’un l’altra. E poi ci si deve incontrare al quai des Orfèvres 36 per recuperare le tue cose. Ho l’impressione di trovarmi in uno di quei gialli che amiamo tanto. E poi, le pompe funebri, per sceglierti un’urna e un pezzo di terra. Non ci si pensa, ma è più difficile scegliere un’urna che un paio di scarpe di Prada. Mi piacerebbe tenere l’urna con me. Ti terrei nella mia borsa, ti metterei accanto al mio letto.

Papà, mi chiedo: hai sofferto? Perché è questo quello che mi angoscia, sai. Ho paura che tu abbia avuto paura. Ho paura che tu abbia sentito dolore. Non ti hanno toccato che il petto, le ferite, non si vedono.
Sei bello, in questo drappo bianco che ti avvolge. Hai l’aria felice di sempre. Non oso avvicinarmi troppo, non me ne vorrai? Vorrei essere in grado di baciarti per l’ultima volta, ma non ci riesco. Ho chiesto alla signora dell’Istituto di Medicina Legale se si poteva impagliare, ma mi ha detto che non era possibile.
Papà, sembra che stai dormendo.
Ma tu non dormi, sei morto.
Per tutti gli altri, Wolinski è ancora vivo.
Ma per me, te ne sei andato.
Elsa ha perso il suo papà“.

(Photo credit by Infophoto)