Perché l’incubo dell’attacco al Charlie Hebdo è arrivato all’inizio del 2015. La domanda mi è restata in testa per diversi giorni. Se ci pensate bene Uno dei fratelli Kouachi, Cherif, è stato in Yemen nel 2011 per ricevere il suo addestramento grazie ai soldi dell’Imam Al Awlaki – che nel frattempo è stato fatto fuori da un drone americano.

Perché ha aspettato tre anni per colpire il settimanale satirico francese? Una risposta convincente alla questione è arrivata da Fabrizio Calvi,un giornalista e scrittore francese esperto di criminalità organizzata e servizi segreti. Come racconta lui stesso: “Al Qaeda edita una rivista di propaganda on line che si chiama Inspire. Il numero 14 di dicembre è dedicato alla crociata in Europa: ha in copertina la foto di uno che prega inginocchiato, sullo sfondo grattacieli e accanto una pentola a pressione: ‘Se tu hai la conoscenza e la sapienza devi passare all’azione’, si legge, e poi è spiegato ‘come fare bombe nella cucina di vostra madre’: all’interno c’è l’ok per i fratelli Kouachi“: “un passaporto francese e sotto, la foto di un porta matite”.

Cosa dire di tutto questo? I servizi segreti erano a conoscenza del messaggio. E infatti negli Stati Uniti hanno preso la minaccia sul serio, trasferendo in una località segreta e dando una nuova identità a Molly Norris, disegnatrice che aveva creato la campagna: “ogni giorno facciamo una caricatura di Maometto“.

In Francia la reazione è stata di un altro tenore: si sono limitati ad assegnare un agente a Charb, il direttore del Charlie Hebdo – ed entrambi sono morti mercoledì.

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