I terroristi sono arrivati in rue Nicolas Appert poco dopo le undici. Erano a conoscenza del fatto che le riunioni di redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo si tenevano il mercoledì, ma erano visibilmente male informati su altri aspetti, perché in un primo momento, approfittando dell’arrivo di una postina, che doveva consegnare un plico raccomandato, riescono ad entrare al numero sei della via.

Dopo aver fatto sedere la postina e l’impiegato che ha ritirato il pacco, chiedono loro con le armi spianate – tirano anche un colpo che attraversa la porta vetrata di un ufficio – dove sono gli uffici del Charlie Hebdo. In qualche modo si rendono conto di aver sbagliato numero civico e si presentano al numero 10, l’indirizzo della redazione del settimanale dal primo luglio del 2014.

Nella hall dell’immobile incrociano due addetti alle pulizie e fanno loro la stessa domanda che hanno rivolto alla postina e poi uccidono uno dei due uomini. Sulle scale trovano la disegnatrice Corinne Rey – che si firma Coco – e la prendono in ostaggio. Lei prima cerca di indurli in errore, perché li conduce al terzo piano, ma alla fine è costretta a condurli al secondo piano e ad aprire la porta blindata digitando il codice che apre loro l’accesso alla redazione.

Sono più o meno le 11 e 30. Solo qualche minuto prima sul profilo Twitter del giornale viene pubblicata una vignetta in cui Honoré si prende gioco del califfo Al Baghdadi, capo del tristemente noto Stato Islamico attivo fra Siria e Iraq.

Entrati nella redazione, uno dei terroristi dice “Charb” e poi spara sul direttore del giornale. Poi vengono dicono i nomi dei membri della redazione, e quindi sparano su chi si trovano davanti. Secondo i sopravvissuti urlano “Allah Akbar” – ovvero Allah è grande – e “Pagherete perché avete insultato il profeta“. In pochi secondi vengono colpiti a morte sei collaboratori del Charlie – oltre al direttore Charb -: Cabu, Tignous, Wolinski, Bernard Maris, Honoré et Elsa Cayat. L’unica donna uccisa, forse accidentalmente, perché ad un’altra donna Sigolène Vinson, dicono, mentre lei ha una pistola puntata alla tempia “Non ti uccideremo, perché non uccidiamo le donne. Tu intanto leggerai il Corano“.

Oltre a loro vengono colpiti Mustapha Ourrad, il correttore di bozze algerino che aveva ottenuto la nazionalità francese un mese fa, Franck Brinsolaro, uno dei due poliziotti che si occupava in permanenza della sicurezza di Charb dopo l’attentato del novembre 2011, e Michel Renaud, ex-direttore del gabinetto del sindaco di Clermont-Ferrand.

Una carneficina che è durata non più di cinque minuti. Dopo averla compiuta sono saliti su una Citroën C3 nera. Secondo un testimone a bordo c’era una terza persona che è poi ripartita in scooter. Durante la fuga hanno altri tre scontri a fuoco con tre diversi gruppi di poliziotti. Nell’ultima occasione uccidono a sangue freddo – lui è ferito a terra -, il 42enne Ahmed Merabet, poliziotto al commissariato dell’undicesimo arrondissement.

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