Sono passate meno di ventiquattro ore dall’oceanica manifestazione di Parigi. Ma non c’è tempo per fermarsi a ripensare a cosa è successo ieri. Bisogna continuare le indagini su quanto è avvenuto in Francia negli ultimi giorni. Secondo il premier francese Manuel Valls, l’autore del massacro nel negozio kosher di Parigi – oltre che killer di una poliziotta – Amedy Coulibaly, “aveva senza alcun dubbio un complice“.

E quindi “la caccia continua“. In un primo tempo i sospetti si erano concentrati sulla moglie del terrorista, Hayat Boumeddiene, ma ora anche la Turchia ha confermato ufficialmente che la donna è arrivata all’interno del paese il 2 gennaio, e dall’8 sarebbe ormai arrivata in Siria.

Insomma, come racconta il primo ministro ai microfoni di RMC e a BFM-TV, ieri, durante la marcia contro il terrorismo è stato “orgoglioso di essere francese“, ma “bisogna rimanere in guardia” – ed infatti il piano antiterrorismo Vigipirate è sempre al massimo grado di allerta – “perché sappiamo che le minacce sono sempre presenti“.

Per esempio è stata incrementata la vigilanza intorno alle scuole ebraiche francesi – per le quali sono state previste l’utilizzo di cinquemila agenti. Una scelta che è stata dettata anche dal fatto che Coulibaly scambiando qualche parola con uno dei suoi ostaggi nel negozio kosher, avrebbe detto che l’8 gennaio il suo obiettivo iniziale sarebbe stato quello di colpire un vicino asilo ebraico – ma poi aveva aperto il fuoco su una giovane vigilessa a Montrouge.

Il premier francese ha dichiarato anche di voler migliorare il sistema di intercettazioni telefoniche, perché secondo l’uomo politico dovrebbe essere “più efficace“.

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