Il timore maggiore per l’Italia è quello che qualcuno voglia emulare, in qualche modo, l’attacco al settimanale satirico Charlie Hebdo. Tutta colpa dell’appello lanciato dall’Isis di “uccidere gli infedeli, entrare in azione dove e come si può“, in tutti i modi, perché “la jihad è un dovere“.

Sono i rischi del “terrorismo molecolare” che il sottosegretario delegato all’intelligence Marco Minniti ha più volte denunciato in Parlamento. E poi come ricorda il nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano “l’Italia può essere nel mirino perché siamo parte di una coalizione internazionale che combatte il terrorismo, ospitiamo il Papa, che più volte è stato citato nei proclami del califfo dell’Isis e siamo dunque parte di un’area del mondo che può essere bersaglio. Non possiamo sottovalutare alcun elemento, neanche il più apparentemente insignificante“.

Per far fronte a questi rischi, cosa pensa di fare il governo Renzi? Si parla di nuove norme anti-terrorismo, che dovrebbero essere discusse nel prossimo consiglio dei ministri. L’idea sarebbe quella di ritirare il passaporto a chi manifesta l’intenzione di lasciare il Paese per arruolarsi, oltre all’obbligo di segnalazione per i commercianti di tutte le vendite di quelle miscele che possono essere utilizzate per la fabbricazione di esplosivi.

L’altra strada scelta sarebbe quella di attenuare la legge sulla privacy consentendo alla polizia l’accesso ad alcuni dati sensibili – come la registrazione su alcuni siti internet ritenuti a rischio o la rimozione immediata di contenuti. Sul piatto c’è anche la richiesta al Parlamento europeo di approvare con sollecitudine la direttiva che impone l’accesso alle liste passeggeri di tutti i voli.

Per ora però l’unico dato certo è che, solo 3 giorni fa era stato deciso un taglio nel numero dei soldati impegnati per la protezione di possibili obiettivi per i terroristi. La riduzione dei militari impiegati doveva portare gli effettivi da 4.250 a 3.000. I motivi come potrete immaginare erano di ordine economico – si voleva realizzare un risparmio di spesa. Dopo l’attentato di Parigi si è deciso di proseguire con i servizi di vigilanza già in vigore ed il potenziamento delle misure per la sicurezza navale.

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