Alle 11,30 del 7 gennaio 2015, Said e Chérif Kouachi penentrano nella redazione di Charlie Hedbo e compiono la loro carneficina. I due moriranno durante un attacco delle teste di cuoio solo due giorni dopo, a nord di Parigi. Nello stesso periodo Amedy Coulibaly uccide una vigilessa municipale e compie la strage all’Hyper Kosher il 9 gennaio. Il bilancio finale di questo errore sono 17 morti innocenti.

Ad un anno di distanza dalle stragi diverse domande restano senza risposta. A differenza dei terroristi del 13 novembre resta difficile stabilire dei legami tra i fratelli Kouachi e Coulibaly e lo Stato islamico visto che nessuno di loro si è mai recato in Siria – bisogna anche aggiungere che in un video l’autore della strage all’Hyper Kosher rivendica la sua appartenenza all’Isis. I fratelli Kouachi invocano invece Al Qaeda.

Quello che colpisce di più però ad un anno di distanza è il fatto che non sia ancora stato individuato nessuno complice dei Kouachi – contro i sette affiancatori di Coulibaly individuati. In parte si tratta di fondamentalisti islamici mentre altri sono delinquenti comuni. Tutti hanno raccontato di non essere stati a conoscenza delle intenzioni del maliano.

Alcuni dei soggetti individuati dalle indagini successive alle stragi hanno aiutato Coulibaly a procurarsi le armi, che probabilmente sono state comprate in Belgio – ed in particolare a Charleroi. E forse quest’ultimo ha fornito le armi ai fratelli Kouachi. Ma si tratta solo di ipotesi. E non è stato nemmeno identificato l’uomo che dalla Siria comunicava via sms con Coulibaly e che sembra gli abbia impartito ordini e consigli in quei giorni fatidici.

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