Charlie morirà in un hospice, ovvero un centro di assistenza per malati terminali, in cui gli verranno staccate le spine così come chiesto dall’Alta Corte. Per il piccolo, infatti, non c’è più niente da fare: è affetto da una rara malattia da cui risulta impossibile guarire. A nulla è servita la mobilitazione internazionale con tanto di disponibilità ad accogliere Charlie sia da parte dei sanitari americani che di quelli italiani del Bambin Gesù di Roma. La respirazione artificiale del piccolo paziente verrà interrotta, dunque, in una struttura segreta.

La denuncia dei genitori di Charlie

“L’ospedale ci ha negato l’ultimo desiderio” ha denunciato la madre di Charlie riferendosi alla richiesta, l’ultima, di avvalersi di uno staff medico privato presso l’hospice in cui verrà trasferito il bimbo. E, invece, il Great Ormond Street Hospital non ha condiviso questa soluzione.

L’Alta Corte, intanto, ha già stabilito il programma che definisce le fasi finali di vita del piccolo visto che l’ospedale inglese ha decretato che il piccolo debba morire il prima possibile, che non sia nell’interesse del minore vivere per un periodo prolungato all’interno della struttura per malati terminali. I genitori, invece, avrebbe voluto che il figlio trascorresse ancora qualche altro giorno in vita. Ma non è stato possibile.