Dopo 30 anni il disastro di Chernobyl è ancora identificato come il più grave incidente nucleare mai verificatosi nella storia, equiparabile solo a quanto avvenuto a Fukushima nel 2011, l’unico ad aver raggiunto il livello 7 della scala INES (che per l’appunto classifica gli incidenti nucleari e radiologici).

Nella notte del 26 aprile 1986 avvenne l’esplosione che provocò la fuoriuscita di materiale radioattivo nella forma di un’enorme nuvola che circondò la centrale denominata V.I. Lenin, all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica e oggi in territorio ucraino.

A provocare il disastro vari fattori tra cui problemi strutturali e di progettazione dello stesso impianto, nonché la violazione di norme di sicurezza e di buon senso, che determinarono la rottura delle tubazioni di raffreddamento, una potente esplosione e lo scoperchiamento conseguente del reattore nucleare.

Ancora oggi le stime dei morti provocati direttamente e indirettamente del disastro alla centrale di Chernobyl sono piuttosto incerte e oscillano a seconda dell’organo che le effettua e ai parametri utilizzati: le autorità bielorusse parlano di 115mila, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità riduce il tutto a 9mila.

E in effetti Greenpeace ha ricordato oggi come i rapporti sanitari sulle conseguenze riscontrate nella zona siano stati interrotti nel 2005, provocando l’impossibilità di avere delle rilevazioni precise. Solo nell’area circostante il reattore vivevano 8 milioni di persone, sottoposte per ben nove giorni alle esalazioni delle scorie radioattive che, spinte dal vento arrivarono a toccare anche il nostro Paese, spingendosi fino a tratti della costa est dell’America del Nord.

In quella zona di 150mila km quadrati (ovvero metà dell’estensione dell’Italia) vivono oggi più di 5 milioni di persone – divise tra Russia, Bielorussia e Ucraina – sottoposte alle conseguenze della contaminazione dell’ambiente, che durerà almeno per altri due secoli, stando alle stime degli esperti; inoltre si è ripreso anche a coltivare la terra, con conseguenti rischi di contaminazione del cibo.

E l’incidente di Chernobyl, senza mettere da parte la tragedia delle vite umane perse, ha anche modificato per sempre il modo in cui i governi e i popoli di tutto il mondo si sono confrontati con l’energia nucleare: preziosa risorsa o bomba a orologeria pronta a esplodere? Ogni nazione ha risposto in modo diverso e a oggi – complice anche il disastro di Fukushima, la cui centrale è stata riattivata  – il dibattito è più vivo che mai, dato che la prospettiva di un’alternativa pulita al nucleare e ai combustibili fossili appare ancora un miraggio.