Mohamed Morsi è nato l’8 agosto 1951 nel villaggio di El-Adwah, nel governatorato di Sharquia, a nord dell’Egitto, da una famiglia di umili origini. Si è laureato in ingegneria al Cairo e si è specializzato in California.

La sua carriera politica vede la prima elezione al Parlamento nel 2000. Benché da sempre appartenente ai Fratelli musulmani, si candidò come indipendente, poiché al tempo questo movimento politico era escluso dalle elezioni, per volere di Mubarak. Nel 2011 Morsi fondò il “Partito della libertà e giustizia”.

Il suo fondamentalismo fu evidente fin dall’inizio. A più riprese ebbe dichiarazioni controverse sugli attentati dell’11 settembre 2001. Disse che non c’erano prove per identificare i terroristi di Al-Qaeda che s’impadronirono degli aerei e definì “insultante” l’idea che fu l’impatto con i velivoli ad abbattere le torri.

Incarcerato da Mubarak per motivi politici, il 30 gennaio 2011, nel pieno della rivolta contro il vecchio dittatore, Morsi (foto by InfoPhoto) fu liberato insieme ad altri 34 leader dei Fratelli musulmani.

Deposto Mubarak, l’esercito organizzò le elezioni presidenziali e il 24 giugno 2012 Morsi venne eletto, battendo Ahmed Shafik, ex primo ministro di Mubarak e appoggiato dalle forze armate.

La politica di Morsi si è identificata totalmente con quella della fratellanza musulmana e le sue posizioni estremiste: seppure dicesse formalmente di volere uno Stato non teocratico, aggiungeva che la nuova Costituzione avrebbe dovuto fare riferimento alla legge coranica (la Sharia). In aggiunta a ciò la grave crisi economica che già stringeva l’Egitto è andata solo peggiorando: gli investimenti sono crollati e l’industria turistica, una delle principali risorse della nazione, è stata colpita pesantemente. Nulla ha fatto il governo islamista per migliorare le condizioni della popolazione.

A ciò si è aggiunta la prima deriva autoritaria: nel tentativo di tenere sotto controllo l’elaborazione della nuova Costituzione, a novembre Morsi si è autoattribuito poteri illimitati, fra cui quello di legiferare senza un controllo degli atti da parte della magistratura. Sono nate le prime proteste di massa, con centinaia di migliaia di dimostranti nelle piazze principali. L’8 dicembre il presidente ha annullato questo decreto.

Tuttavia l’impianto della Costituzione non è stato modificato e questo ha portato ad ulteriori e crescenti proteste popolari, sfociate negli scontri degli ultimi giorni.

Il punto di non ritorno è stato raggiunto pochi giorni fa, il 30 giugno, con perentorie richieste di dimissioni e l’ultimatum dell’esercito. Il 3 luglio 2013 l’epilogo: Mohamed Morsi viene deposto dall’esercito e la sua Costituzione sospesa, tra il giubilo della folla.

Qui sotto una gallery con i momenti più emblematici della rivolta egiziana.