Come per Beppe Grillo, la vita di Nigel Farage (foto by InfoPhoto) è stata contraddistinta da un incidente: automobilistico (e da colpevole) per Grillo, aereo (e da vittima, anche se poi si è salvato) per Farage. E, come il leader del M5S, anche lui è diventato celebre nel suo paese per la fiera, quasi oltraggiosa avversione verso il capo dello Stato, con l’aggravante che Oltremanica indossa una corona vera e non solo virtuale come quella di “Re Giorgio” Napolitano. Entrambi al comando di partiti-barra-movimenti che hanno fatto della lotta all’euro e a Bruxelles un caposaldo programmatico, al momento sembrano divisi solo da un fattore: l’UKIP ha vinto le elezioni, il M5S le ha perse.

Nemico di prima linea del trattato di Maastricht, nel 1992 Farage abbandonò il Partito Conservatore proprio in polemica con la sua ratifica; l’anno successivo fu tra i fondatori dell’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, che cavalcava la storica avversione dei sudditi di Sua Maestà per il processo di unificazione europea. Il nuovo partito non fece breccia, tuttavia, fino all’elezione, nel settembre del 2006, di Nigel Farage alla segreteria. La missione del nuovo leader fu improntata a dare all’UKIP una dimensione più ampia del semplice rifiuto europeistico, provando a riflettere in esso i valori tipici della destra liberale. Mossa vincente, poiché l’UKIP ottenne un successo clamoroso nelle elezioni locali del 2013, prendendo il 23%, appena due punti percentuali in meno dei Tories del premier David Cameron.

Non si perse mai di vista, tuttavia, l’obiettivo grosso: e Farage divenne celebre in Italia per quel discorso tenuto al Parlamento Europeo e risalente al novembre 2011 (in pieno ribaltone-Monti, per intenderci), in cui accusava esplicitamente il presidente della Commissione Europea, Van Rompuy, di aver promosso i governi illegittimi e non democraticamente eletti in Italia e in Grecia, ventilando al contempo una sorta di germanizzazione dell’Europa, tanto per cavalcare un’altra recondita paura dei britannici.

La vittoria alle elezioni europee ha portato nuovamente alla ribalta l’UKIP di Farage anche oltre i confini nazionali, e l’avvicinamento al M5S di Grillo lo ha reso un argomento di discussione in Italia. Se al primo amichevole incontro di mercoledì a Bruxelles ne seguiranno altri, è ancora presto per dirlo. Certamente, per citare lo stesso Farage, se l’attrazione tra i due personaggi dovesse intensificarsi e trasformarsi in un piano d’azione congiunto, i due potrebbero finire “per divertirsi a causare un sacco di guai a Bruxelles“.