Vittorio Casamonica era arrivato a Roma negli anni Settanta come un semplice nomade abruzzese (di etnia sinti) e negli anni si è costruito un tesoro che la Guardia di Finanza ha stimato in oltre un miliardo di euro. Il suo impero – e quello della sua famiglia – è nato con il commercio dei cavalli, e col tempo si è consolidato grazie al racket, l’usura ed al traffico di droga – provvedono poi a pulire i proventi di questi traffici attraverso operazioni immobiliari e le imprese che controllano.

I Casamonica si sono insediati nel Tuscolano e nell’Anagnina, e da lì hanno stretto alleanze per controllare il quadrante est della Capitale con le ‘ndrine Piromalli e Molè e con la criminalità romana. Tra gli altri legami sono noti i rapporti tra Vittorio Casamonica e la Banda della Magliana: in quel periodo lui era l’addetto al recupero dei crediti per Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda, che vendeva al clan Casamonica i debitori insolventi al fine di riscuotere i crediti.

Vittorio Casamonica per oltre 30 anni guida un gruppo che secondo indagini del 2008 conta 350 nomadi sinti ed un migliaio di affiliati. Negli ultimi anni il clan comincia ad essere colpito da una serie di inchieste che portano ad arresti e sequestri per milioni di euro – fra cui ventitrè ville con piscina, Rolls-Royce, Ferrari, una pista da trotto, ereperti archeologici antichissimi ritrovati a casa del boss. In questi anni vengono scoperti ad esempio i rapporti tra i Casamonica e la ‘ndrangheta calabrese che puntavano al controllo della gestione dei rifiuti in Campania.

Il clan Casamonica compare anche in Mafia Capitale, visti i rapporti tra Massimo Carminati e uno dei boss di famiglia – Luciano Casamonica.