Come previsto, le dichiarazioni su Roberto Maroni riguardo agli immigrati stanno facendo molto discutere e contro di lui se la prende in particolare Sergio Chiamparino. Il governatore della regione Piemonte è partito all’attacco del presidente della Lombardia, sostenendo che mente.

Domenica scorsa Maroni ha avanzato l’ipotesi di operare dei tagli all’interno della sua regione a quei comuni che danno la disponibilità a ospitare gli immigrati clandestini. Una proposta che ha ricompattato il centrodestra e ha trovato il sostegno da parte della Lega quanto di Giovanni Toti, il consigliere politico di Silvio Berlusconi da poco eletto come governatore della Liguria.

Matteo Salvini ha subito raccolto la palla al balzo, dichiarandosi “pronto a fermare le prefetture”. Intanto Fabio Altitonante, parlando a nome dei consiglieri regionali di Forza Italia, ha dichiarato: “Fa bene Maroni a sollevare il problema, c’è un’urgenza che va risolta”. Di tutt’altro segno invece le reazioni del centrosinistra, a partire da Chiamparino.

Nel corso di una nuova intervista concessa a Repubblica, Sergio Chiamparino ha dichiarato: “Se il governo applicasse lo stesso principio che Maroni vorrebbe per i Comuni, dovrebbe tagliare i fondi alla Lombardia. Credo che la posizione del presidente lombardo vada ignorata. E si dia disposizione ai prefetti perché tutti accolgano i migranti. Se c’è un ambito in cui il centralismo è sacrosanto è proprio la gestione dell’immigrazione”.

Chiamparino inoltre accusa Maroni di mentire, quando sostiene che la Lombardia è la terza regione italiana più “penalizzata” riguardo al numero degli immigrati: “Non si possono sommare immigrati e profughi. Se si conteggiano anche gli immigrati che lavorano da anni in Italia i calcoli non tornano. Questa è soltanto strumentalizzazione politica”.

Riguardo alle possibili soluzioni al problema dell’immigrazione, Chiamparino sostiene una linea del tutto opposta a quella di Maroni, proponendo incentivi ai Comuni disponibili. Riguardo a questa possibilità, il presidente della regione Piemonte sostiene che: “Siamo in attesa, è un nodo importante. Basterebbe rendere più flessibile il patto di stabilità, con l’esclusione delle spese affrontate dai Comuni per l’accoglienza. Servono poi strutture da utilizzare sul modello di hub regionali, non vogliamo tendopoli. Non soluzioni a medio e lungo periodo, ma per smistamento e prima accoglienza. E tempi più rapidi delle commissioni”.