Almeno per ora il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino tira un sospiro di sollievo, perché può restare al vertice di Palazzo Lascaris, sede del consiglio regionale. Il Tar ha respinto tre dei quattro ricorsi che ha presentato l’ex consigliere provinciale della Lega Patrizia Borgarello.

Così come il suo predecessore della Lega Roberto Cota, Chiamparino ha rischiato di perdere il posto per le irregolarità relative alle firme necessarie al momento della presentazione delle liste. Con la pronuncia del Tar il Presidente non vi è visto muovere alcun addebito sul cruciale listino del presidente – se il ricorso fosse stato accolto, la giunta sarebbe caduta automaticamente.

Oltre alla lista Chiamparino presidente, hanno superato la prova anche le liste provinciali del Partito Democratico di Cuneo e la lista Monviso. Per quanto riguarda invece la lista torinese del PD, il Tar ha accolto con riserva il ricorso. L’ex consigliera provinciale avrà la possibilità di presentare una querela per falso davanti ad un tribunale civile nel giro di 60 giorni dal deposito delle motivazioni della sentenza. E in questa sede saranno accertate nel dettaglio eventuali irregolarità tra le firme. Fatto questo si potrà tornare al Tar, che per questo ha fissato un’udienza il prossimo 29 ottobre su questo tema.

Anche senza gli eletti del Pd di Torino, Chiamparino avrebbe comunque la maggioranza ma ci sarebbe il rischio che i giudici del TAR possano seguire la strada del grave perturbamento del voto, lo stesso motivo per cui, con circostanze e numeri diversi, la giunta Cota era decaduta.

Il problema più grosso per la giunta Chiamparino potrebbe essere legato ad un altro fronte, ed è quello del ricorso che Patrizia Borgarello intenderebbe presentare davanti al Consiglio di Stato in merito alla pronuncia del Tar. Se venisse accolto il suo punto di vista si ripartirebbe da zero. E Chiamparino finirebbe di nuovo sulla graticola.