La Chimera (dal greco “khímaira”, ovvero “capra”) è una creatura mostruosa appartenente alla mitologia orientale e successivamente assorbito da quella greca. Nell’Iliade, Omero la descrive come “mostro di origine divina, lion la testa, il petto capra e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco”. Secondo la leggenda, la Chimera nacque da Tifone (uno dei Titani che cercarono di uccidere Zeus, un mostro spaventoso con cento teste di drago) e da Echidna (altra creatura mostruosa, per metà donna bellissima e metà orribile serpente maculato). Da Tifone ed Echidna nacquero anche Cerbero (mostruoso cane a tre teste), Ortro (cane a due teste) e Idra (velenoso serpente a nove teste). Secondo il mito, Chimera, solitamente descritta come mostro con corpo e testa di leone, coda di drago e una testa di capra sporgente dalla schiena, fu allevata da re Amissodore e per moltissimi anni terrorizzò le coste della Lycia, fino a che re Iobate ordinò a Bellerofonte (figlio del dio Poseidone ) di ucciderla. In realtà Iobate, certo che la Chimera fosse imbattibile, affidò a Bellerofonte l’impresa desiderando la sua morte. Prima di partire Bellerofonte consultò tuttavia l’indovino Polido, il quale gli suggerì di catturare ed ammaestrare il veloce e selvaggio cavallo alato Pegaso. Bellerofonte chiese quindi aiuto a Minerva, che gli apparve in sogno e lasciò all’eroe una briglia dorata per poter domare il mitologico cavallo. Ammansito Pegaso, Bellerofonte sconfisse quindi la Chimera usando proprio le sue terribili armi: immerse la punta della sua lancia nelle fauci della belva ed il fuoco che ne usciva sciolse il piombo, uccidendo l’animale per soffocamento.

Nell’antica Grecia, la figura della Chimera era simbolo di una somma di vizi: la violenza del leone, la perfidia e l’oscurità del serpente e la lussuria della capra, mentre la virtù veniva simboleggiata da Bellerofonte. Da tale interpretazione, si passò quindi a quella medievale, che vedevano invece nella Chimera il coraggio e la forza del leone (simbolo del sole, del calore e dell’estate), la malvagità del serpente (la notte, la vecchiaia e l’inverno) e la via di mezzo dei due stadi nella capra (la transizione, il crepuscolo, l’autunno e la primavera). In questo senso, la Chimera divenne una sorta di simbolo del cambiamento, con un’accezione tuttavia ancora negativa, in quanto immagine distorta della trinità. Con il passare dei secoli, la Chimera divenne infine simbolo delle illusioni, delle fantasie azzardate, nonché dei sogni irrealizzabili e pericolosi.

In senso figurato, da tale accezione si è passati oggi ad utilizzare il termine chimera per indicare un’illusione, un’utopia, una fantasticheria, un miraggio, un abbaglio. La chimera è un proposito, un disegno irrealizzabile; un sogno ad occhi aperti (“Inseguire chimere”).

In zoologia, con chimera viene tuttavia anche indicato un genere di pesci cartilaginei dal  corpo squaliforme, testa compressa e bocca piccola. In biologia, per chimera si intende invece un individuo le cui cellule derivano da due diverse uova fecondate, unite accidentalmente o sperimentalmente, mentre in botanica, con chimera si identifica infine l’individuo che risulta costituito da caratteri specifici diversi, derivanti dalla saldatura delle due parti concrescenti nell’innesto.