La Cina avrebbe installato un potente sistema di missili terra-aria a Woody Island, una delle isole al centro delle dispute territoriali nel mar Cinese meridionale. A dare la notizia è l’emittente americana Fox News, basandosi sull’esame delle foto satellitari civili di ImageSat.

Si tratterebbe di due batterie di otto lanciatori per HQ-9, missili antiaerei con un raggio d’azione di circa 200 km, collegati con un sistema radar installato nell’isola a inizio febbraio. La notizia è stata confermata dal ministero della Difesa di Taiwan, mentre il Pentagono ha finora parlato di “apparente dispiegamento” dei missili, confermando tuttavia l’accuratezza delle immagini. Da Pechino, invece, un portavoce del Ministero degli Esteri cinese assicura che le attività in corso a Woody Island sono assolutamente pacifiche.

Il tratto di mare compreso tra le isole Sratly e Paracel è conteso tra Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei, Malaysia e, naturalmente, Cina che sta costruendo nell’area delle isole artificiali con piste d’atterraggio a uso sia civile che militare. Pechino sostiene infatti che la Cina abbia un diritto storico di sovranità sulla quasi totalità del Mar cinese meridionale, tratto strategico per le rotte di navigazione commerciale e i cui fondali sono ricchi di petrolio e gas. Secondo Fox News, l’episodio è “un’altra evidenza del fatto che la Cina sta rafforzando la militarizzazione delle isole nel mar Cinese meridionale, facendo salire le tensioni nella zona”.

Proprio nelle stesse ore in cui è circolata la notizia dell’ultima mossa di Pechino, in California si concludeva il vertice tra Stati Uniti e Paesi dell’Asean (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) al centro del quale è stato proprio il dibattito sulla  situazione nel Mar cinese meridionale. Le due potenze hanno concordato sul  “principio della libertà di navigazione” e sulla “risoluzione delle dispute in modo pacifico” al fine di garantire la stabilità e la pace nel Sudest asiatico. Al termine del vertice, Obama ha dichiarato che “gli Stati Uniti continueranno a volare e navigare dovunque la legge internazionale consente”, ricordando che “qualsiasi disputa va risolta pacificamente” e mettendo in evidenza come “l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dei paesi del sud-est asiatico è forte e duraturo”. Il presidente americano avrebbe altresì invocato “misure tangibili” per diminuire la tensione, chiedendo di interrompere ogni opera di costruzione di isole artificiali e di militarizzazione; evidentemente con chiara allusione a Pechino, anche se nel comunicato finale la Cina non è stata espressamente nominata.