La Cina ha ribadito la sua intenzione di muovere guerra alla povertà del proprio paese. Secondo quanto annunciato ufficialmente quest’oggi, il gigante asiatico prevede di azzerare entro sei anni la quota di persone che vivono sotto la soglia di povertà internazionale (1,25 dollari al giorno, anche se qualche giorno fa è stata alzata a 1,9 dollari al giorno). “Abbiamo sei anni per sradicare definitivamente la povertà“, ha dichiarato Hong Tianyun, direttore del Gruppo di lotta alla povertà e sviluppo nell’ambito del Consiglio di Stato. Un obiettivo straordinariamente ambizioso, se consideriamo che a vivere sotto la soglia di povertà è il 5% della sua smisurata popolazione, ovvero 70 milioni di persone: si tratterebbe, insomma, di migliorare le condizioni di vita di un milione di persone al mese per sei anni.

Senza iniziative mirate, tuttavia, sarà estremamente difficile raggiungere questo obiettivo“, ha aggiunto Hong. “Serve uno sforzo congiunto di tutti, dai poteri centrali a quelli locali“. Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, circa 70 milioni di cinesi, perlopiù residenti nelle campagne, vivono con meno di 2300 yuan all’anno, poco più di 300 euro. Nel 2014, circa 12 milioni di cinesi sono riusciti a uscire dalla soglia di povertà, contro i 43 milioni del 2011.

La lotta alla povertà in Cina ha radici profonde e ha conosciuto imponenti successi nel corso degli ultimi decenni. Basti pensare che tra il 1981 e il 2008 la quota di popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno è passata dall’85% al 15%, per poi calare ulteriormente nel corso degli ultimi anni fino al 5% attuale. Parliamo di un processo che ha coinvolto circa 500 milioni di persone: un evento probabilmente unico nella storia per vastità e rapidità. Tuttavia, secondo fonti autorevoli quali l’Economist, questi risultati eccezionali sono più che altro dovuti alla crescita economica generale della Cina, e non ai vari programmi governativi ad hoc. Una prospettiva non troppo allegra, se pensiamo che l’economia cinese sta drasticamente rallentando.