Era in ventimila, in piazza dei Grandi eventi a Scampia, quartiere della periferia nord di Napoli, per l’ultimo saluto a Ciro Esposito, il tifoso di 29 anni colpito il 3 maggio scorso da un proiettile esploso da un ultrà romanista e morto all’alba di mercoledì. Da quella maledetta finale di Coppa Italia sono passati 52 giorni: una lunga agonia per la mamma Antonella, suo papà Giovanni e la fidanzata Simona. Hanno sofferto e pianto ma nel giorno del funerale del loro amato Ciro trovano la forza di chiedere che non ci sia mai più violenza negli stadi e che nessuno intorno agli stadi, in nome di Ciro, allunghi la scia dell’odio tra fedi calcistiche.

“Sotterrate la violenza” è l’appello di Simona che poi si rivolge a Ciro: “Chiamami con il nome con cui mi hai sempre chiamata, non cambiare il tono della tua voce, continua a ridere di quello che ci ha sempre fatto ridere. Sorridi, pensami, il mio nome ti sia sempre familiare”. Le parole più belle e che sotterrano quelle ufficiali e scontate delle autorità presenti. Dal presidente del Napoli De Laurentiis al sindaco de Magistris fino al numero uno del Coni Malagò: “In 53 giorni la mamma di Ciro ha insegnato a un intero popolo come comportarsi” ha detto Malagò in merito alla donna che durante la cerimonia ha parlato di preghiera e di pace. Dai ragazzi delle curve applausi e il nome di Ciro scandito con il coro che si usava per Maradona. Tra i presenti anche il giocatore azzurro Lorenzo Insigne e Genny ‘a carogna, e Nino D’Angelo, che intona “I ragazzi della curva B”, dedicato a Ciro che andava proprio in quel settore.

Il funerale con rito evangelico si chiudono con lungo corteo che dalla piazza arriva all’autolavaggio della famiglia Esposito (di fede evenagelica). Poi restano solo gli striscioni, tra cui “Ricordati di splendere” e “Sempre con noi”. La grande piazza di Scampia ora si chiama piazza Ciro Esposito. La nuova targa di marmo è stata affissa in fretta perchè il ragazzo, morto per una partita di calcio come tante, potesse sentirsi davvero a casa.

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