Sta per giungere al termine la corsa di Pippo Civati per la raccolta delle 500mile firme necessarie alla presentazione alla Corte Costituzionale degli otto quesiti referendari proposti dal suo nuovo movimento politico, Possibile.

Come è noto, infatti, l’ex esponente del Pd, uscito dalla maggioranza con un certo clamore, sta portando avanti una raccolta firme atta a rendere presentabili i referendum che riguardano scuola, lavoro, ambiente e riforma elettorale.

Se il numero necessario venisse raggiunto (stiamo parlando di 500mila per gli otto quesiti, quindi in tutto 4 milioni) e se la Corte Costituzionale dovesse dare parere positivo allora i cittadini potrebbero esprimersi sulle domande proposte anche dalla prossima primavera. Al momento non è chiaro quanti autografi siano già stati raccolti, ma circa una settimana fa, intervistato a riguardo, Civati aveva affermato che la raccolta era arrivata a a una cifra imprecisata tra le 200 e le 300mila unità.

Essendo – come da norma – referendum abrogativi e riguardando problematiche supportate in Parlamento dal Pd, è chiaro che tutte le forze afferenti allo schieramento renziano abbiano fatto mancare il proprio supporto all’iniziativa, ignorata se non ostracizzata anche da Sel e Cgil. A sostegno dei referendum si sono schierati invece alcune forze locali come i Verdi del Trentino Alto-Adige, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e il gruppo interno al Movimento 5 Stelle che si vede rappresentato da Alessandro Di Battista.

Ma cosa propongono gli otto referendum? Tre questi riguardando questioni a carattere ambientalista. Due di queste riguardano le trivellazioni in mare per la ricerca ed estrazione di idrocarburi approvate dal Governo; la prima chiede che si ritorni alle rigole più restrittive i n vigore prima delle nuove norme e la seconda che venga negato il carattere di “opere strategiche indifferibili e urgenti”. La terza invece tenta di eliminare le procedure speciali di approvazioni delle grandi opere approvate dal governo Berlusconi.

I due referendum sul lavoro riguardano direttamente il Jobs Act: il primo è relativo la possibilità di demansionamento del lavoratore nell’ambito di una riorganizzazione aziendale, di cui è chiesta la cancellazione; l’altra l’abrogazione del licenziamento per motivi economici previa indennizzo.

La domande sull’istruzione pertiene invece alla cosiddetta riforma della Buona scuola: si chiede che sia impedito al preside di nominare direttamente i docenti e la possibilità di affidare incarichi triennali agli insegnanti.

In ultimo i due quesiti sull’Italicum vorrebbero che fossero eliminati i capilista bloccati e la possibilità per questi di candidarsi in pià di dieci collegi elettorali e l’eliminazione stessa della legge elettorale in toto con ripristino del vecchio sistema proporzionale, il Consultellum, prima che l’Italicum diventi effettivo (ovvero il 1 luglio del 2016).