La World Meteorological Organization, ovvero l’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, ha da poco pubblicato il risultato di un lungo studio che è stato presentato a margine della Conferenza Onu sul Clima che si sta svolgendo a Marrakech: i dati sono inquietanti e parlano del 2016 come dell’anno più caldo di sempre da quando hanno avuto inizio le rilevazioni di questo tipo, sul finire dell’800.

Se tutti gli indicatori verranno rispettati – afferma lo studio – verrà battuto il primato stabilito dal 2015: rispetto ai valori dell’età pre-industriale l’annata in corso ha fatto registrare un aumento della temperatura di 1.2 gradi, la maggior parte del quale dovuto all’azione umana e alla produzione dei gas serra.

Sono oltre 190 i Paesi riunitisi in Marocco per discutere un piano di attuazione dei contestatissimi accordi stretti a Parigi lo scorso anno: durante la Conferenza sul Clima della capitale francese venne fissato l’obiettivo di ridurre il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi.

Il segretario generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale Petteri Taalas si è detto preoccupato per le conseguenze che potrebbe avere l’aumento della temperatura, per quanto nel 2016 ci sia stato l’influsso del“calore supplementare del potente Nino”, che già aveva fatto schizzare in alto i valori del 1998. Tuttavia sono tutte le annate posteriori all’inizio del secondo millennio a essere considerate le più calde di sempre, elemento che lascia intendere quanto sia precipitata la situazione climatica negli ultimi 15 anni, senza che siano stati posti limiti e paletti.

In alcune zone della Terra la situazione è ormai già critica, e il fenomeno ben al di sopra dei livelli di guardia, come ha rivelato Taalas: “In parti della Russia Artica le temperature sono dai 6 ai 7 gradi sopra la media. Molte altre regioni artiche e sub-artiche in Russia, Alaska e nel nordovest del Canada erano almeno 3 gradi sopra la media. Ci eravamo abituati a misurare le temperature da record in frazioni di gradi, ma questa è tutta un’altra cosa”.

Continua a impensierire gli studiosi il fenomeno della fusione dei ghiacci, con la mancata estensione dei ghiacci marini artici: quest’anno in Groenlandia, per esempio, è stata la più bassa di sempre dopo quella del 2012, con 4,14 milioni di km2 rilevati nel mese di settembre.

Ma a tenere banco è anche la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera: nel 2015 è stato infatti toccato il record mai raggiunto prima delle 400 parti per milioni, che purtroppo sembra essere destinato a crescere.

Uno scenario che dovrebbe mettere in allarme anche il nuovo presidente USA Donald Trump, notoriamente scettico nei confronti del fenomeno del surriscaldamento globale: secondo uno studio pubblicato l’anno scorso, l’aumento dei gradi inciderà pesantemente sull’economia mondiale, incrementando anche “l’eventualità dell’impatto di eventi estremi”, come ha ricordato il segretario generale dell’Organizzazione.