Oggi parlo di pubblicità. Se vi va, continuate a leggere. La Coca Cola ha messo i nomi sulle bottiglie. Ok. La Nutella ha messo i nomi sui barattoli. Ok. Fin qui ci siamo. Però la cosa fa parlare. Crea discussione. Così io ho ascoltato. E la frase ricorrente è una e una sola: Nutella ha copiato Coca Cola. Come dare torto a chi lo dice? Impossibile. Però discutendo con quella ciurma di malati 2.0 che posso definire amici (Addams family, ci chiamiamo noi) il concetto si è evoluto. Abbiamo provato a guardare oltre il nome stampato sulle etichette. Abbiamo provato a vederci dentro il mondo che cambia.

Forse siamo solo dei poveri esaltati, ma credo di vedere un disegno chiaro in questa operazione di marketing. La Coca Cola ha indicato una strada, a mio avviso giusta. Nutella ha solo intrapreso la stessa. Se io vado a Roma in autostrada, chi parte dopo di me deve fare un altro percorso per evitare di “copiarmi”? La risposta è semplice: No.

Il marketing ha iniziato a capire l’evoluzione del pensiero comune: siamo malati di protagonismo. Quel balordo di Andy Warhol aveva proprio ragione: è arrivato il momento per tutti noi. Oggi ognuno ha i propri 15 minuti di popolarità. Puoi scattare una foto che fa il giro del mondo su Instagram. Essere retweettato centinaia di volte e diventare un caso da studiare. Puoi vedere un tuo status di Facebook diventare uno slogan sulla bocca di tutti. Tutto gira intorno a noi. Gira intorno a ognuno di noi. Viviamo un gigantesco grande fratello social. Senza neanche sapere cosa sia, tutti facciamo personal branding.

Ecco cosa sta succedendo. Ecco cosa il mondo del marketing sta iniziando a capire. Sui social c’è chi scherza disegnando supposte con i nostri nomi scritti sopra. Non è utopia, signori miei. La gente scappa dalla tv e corre sul web. La gente non guarda i film. La gente fa i suoi film su YouTube. La gente risponde ai “potenti” sui social network. La gente non crede più alle fregnacce che ci propinano. Le persone hanno capito di essere importanti. Nel loro piccolo. Ma comunque importanti. Ecco perché un nome su un’etichetta può fare la differenza. Perché al centro non c’è più il prodotto. Ci siamo noi. Ci sei tu. In questo modo tutto può succedere. Perché pensateci bene: sognavamo i nostri benedetti 15 minuti. E adesso che li abbiamo tra le mani non ci bastano più. Bellissimo. Ciao.

Silvio De Rossi su @Twitter e @Facebook

n.b.
Blogger Inside è una rubrica nonsense, nata senza un senso (appunto, nonsense) apparente. Chiedo scusa a tutti quelli che hanno le idee sempre (troppo) chiare. Peace.