Il delitto Cogne è stato senza dubbio uno degli omicidi più efferati degli ultimi 15 anni, assieme a quello di Veronica Panarello che ha strangolato il figlio Lorys. Secondo i giudici, dunque, il 30 gennaio 2002, in una villetta di Montroz, frazione di Cogne, in Valle d’Aosta, Annamaria Franzoni ha ucciso Samuele, il figlio di appena 3 anni. La donna è stata condannata definitivamente dalla Corte di Cassazione che – il 21 maggio 2008 – l’ha riconosciuta come unica colpevole del delitto: è stata lei a togliere la vita al piccolo Samuele. La Franzoni ha scontato una parte della pena in carcere per poi essere liberata: adesso, infatti, è agli arresti domiciliari.

Annamaria Franzoni condannata per non aver pagato l’avvocato

Si è tornato a parlare del caso Cogne a seguito della condanna al risarcimento per l’avvocato Taormina il quale non sarebbe stato pagato per la sua attività di difesa. Il mancato compenso è pari a 275mila euro più iva, interessi e cassa previdenza per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 400mila euro. L’avvocato Taormina, poi, nel 2007, ha rinunciato al mandato difensivo.

Il caso Cogne – come ricorderete – ebbe una rilevanza mediatica notevole con la Franzoni che partecipò a diversi talk televisivi: da “Porta a Porta” alla storica intervista al “Maurizio Costanzo Show”.

La drammatica telefonata di Annamaria Franzoni

Salta fuori anche l’ultima telefonata della Franzoni, prima che il figlio morisse. “Correte, mio figlio sta vomitando sangue. Cosa devo fare? Non respira, sta malissimo, ha vomitato sangue” gridava la donna al telefono con il 118. “Stia calma che così non risolviamo niente. Arriviamo subito” è stata la risposta dei soccorritori.