In seguito ai disagi che hanno investito ieri la città di Roma che ha visto il Colosseo, il Foro Romano, il Palatino, Ostia Antica e Terme di Diocleziano chiusi a causa di un’assemblea sindacale, il sindaco della capitale Ignazio Marino ha commentato l’accaduto come “uno schiaffo in faccia alle persone e uno sfregio per il nostro Paese”.

Dopo ieri sera, però, dopo lo scandalo, le proteste e l’indignazione, il governo ha deciso che i musei e i beni culturali in generale saranno equiparati ai servizi pubblici essenziali, così come chiarito dal ministro della Cultura, Dario Franceschini secondo il quale sarà impedita l’interruzione del pubblico servizio in quanto la visita ad un museo, a uno scavo o a un monumento sarà riconosciuta come diritto pieno dei cittadini.

“È una conquista di civiltà in un Paese come l’Italia”, ha commentato Franceschini anche se Claudio Melonicoordinatore Cgil per il Mibact, ha annunciato un possibile sciopero a ottobre. “Lo sblocco dei fondi per i salari accessori non spegne la mobilitazione perché la vertenza nazionale riguarda anche la richiesta di un piano occupazionale straordinario e sulle riforme che stanno generando caos organizzativo. Resta forte la possibilità dello sciopero che, se la situazione non si sblocca, potrebbe essere a ottobre”. Franceschini, però, ha tenuto a precisare che “col decreto nessuna limitazione viene posta al diritto legittimo di fare un’assemblea o di proclamare uno sciopero”, ma l’intenzione è quella semplicemente di sottoporre al Garante “le modalità e la tempistica”, concetto confermato dallo stesso premier Matteo Renzi: “Non diciamo che non si possono fare le assemblee ma diciamo che si possono fare rispettando però delle regole del gioco che consentiranno a chi si è fatto 9 mila chilometri e speso migliaia di dollari o di euro per venire a visitare il Colosseo o Pompei, di non trovarsi davanti la sorpresa dell’assemblea sindacale”.