I turisti che come sempre affollano Roma questa mattina si sono trovati di fronte una scena alquanto insolita: il Colosseo chiuso, insieme a Foro Romano e Palatino, Ostia Antica e Terme di Diocleziano, ovvero i maggiori siti archeologici della capitale, a causa di un’assemblea sindacale.

All’ingresso i visitatori che cercavano di comprendere come entrare hanno trovato esposti dei cartelli che spiegavano la ragione della chiusura: comunicazione efficace, quindi, se non fosse stato per un errore di battitura a causa del quale le 11.30 a.m. – orario di riapertura stabilito – si sono trasformate nelle 11.30 p.m.

Inevitabili le polemiche del mondo della politica, ma la Sopraintendenza ha precisato che non si sarebbe trattato di una chiusura quanto di una apertura ritardato. D’altro canto, hanno fatto sapere i portavoce, l’assemblea era stata convocata seguendo tutte le procedure del caso.

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, che ad aprile aveva annunciato il restauro dell’arena del Colosseo, ha però espresso tutto il proprio sdegno e ha pubblicato un tweet nel quale ha affermato che “la misura è colma” è ha promesso che la vicenda della “chiusura” del Colosseo e degli altri siti verrà discussa oggi pomeriggio in Consiglio dei Ministri, durante il quale verrà anche proposto l’inserimento dei musei e delle attività culturali quali servizi pubblici essenziali.

Franceschini ha lamentato come l’incidente sia avvenuto in un momento critico per l’Italia, “proprio quando la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo, mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia“, infuriandosi anche per la mancanza di “ buonsenso nell’applicare regole e nell’esercitare diritti”.

Non è tardata ad arrivare anche la risposta della controparte, nella persona di Enzo Feliciani, coordinatore nazionale della Uil Beni Culturali, il quale ha ricordato come le assemblee si siano svolte in varie parti d’Italia, tra cui a Firenze, per discutere di problemi seri quali “il salario accessorio che non viene versato da nove mesi, la riforma del ministero sulla riorganizzazione delle sovrintendenze che ha generato il caos, il personale insufficiente a garantire la funzionalità dei vari istituti e la non chiarezza delle competenze”.