Dopo gli attacchi terroristici al Bataclan, continuano ad essere rese note le storie dei superstiti che miracolosamente sono riusciti a scampare a quella strage in cui hanno perso la vita 89 persone. Questa volta a dare la sua testimonianza di quei tragici momenti è stata Emma Parkinson, una diciannovenne australiana che ha raccontato quello che ha vissuto all’interno del teatro al programma “60 Minutes” di Channel Nine.

La ragazza, che era a tre file di distanza dal palco, ha così parlato di quei primi colpi scambiati per fuochi d’artificio, fin quando un uomo prontamente ha urlato di scappare via:

“Non so che cosa sarebbe successo se quella persona non avesse avuto tanta rapidità di pensiero”.

La sua prima reazione, così come quella di tanti altri, è stata quella di fuggire saltando la barricata davanti al palco ma, data la calca che si era creata, Emma si è trovata bloccata a penzoloni mentre cercava di scappare dall’altra parte. In quel momento è stata colpita all’anca, fortunatamente non in modo letale:

“È allora che mi hanno sparato. Non è doloroso come si potrebbe immaginare: sembra di ricevere uno schiaffo molto secco. Poi ho pensato: ‘Ok, mi hanno sparato. Hanno colpito qualche punto vitale? Probabilmente no’, e ho continuato a scappare. Attorno a me non c’era nessuno che non avesse del sangue addosso“.

Durante la corsa verso le scale Emma è, però, stata colpita una seconda volta e così è rimasta rannicchiata a terra per due ore accanto ad uno sconosciuto, aspettando la fine dell’attacco. Dopo un intervento chirurgico adesso la ragazza sta bene, è stata già dimessa dall’ospedale e continua a dimostrare un grande coraggio:

“La mia reazione a cose di questo tipo non è quella di chiudermi in me stessa, ma di essere più aperta e giusta: mi piace conoscere gente, mi piace parlare con la gente, e sono stata abbastanza fortunata da poter continuare a farlo”.