Le vedi camminare in passerella e sono delle vere e proprie donne: falcata sicura, portamento, trucco… Poi scopri che quella donna, non è altro che una bambina.

Accade nelle passerelle di tutto il mondo che i brand utilizzino minorenni come modelle. Thylane Léna-Rose Blondeau, Anais Gallagher, figlia di Noel, Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, sono alcuni nomi di baby modelle molto in vista nel panorama della moda. Una campagna di Prada dello scorso anno aveva come modella Ondria Hardin, 13 anni all’epoca degli scatti, mentre le giovani attrici Elle Fanning, sempre 13 anni, (sorella di Dakota) e la 14enne Hailee Steinfeld hanno firmato contratti con marchi internazionali come Marc Jacobs e Miu Miu.

Da anni mi batto contro la magrezza eccessiva in passerella, eppure, alle volte non è magrezza eccessiva, è proprio un corpo che ancora è acerbo. Come possiamo pensare che bambine di 12 anni rappresentino la donna? La fase della crescita, dello sviluppo, le loro forme inesplose… Ma cosa passa nella testa di questa stilisti?

E’ notizia di questi giorni che il governatore Andrew Cuomo a New York ha regolarizzato il lavoro delle baby modelle siglando una legge che, in favore delle modelle sotto i 18 anni, prevede una serie di garanzie: pausa pranzo e merenda, intervalli di almeno dodici ore tra un lavoro e un altro, spazio da dedicare allo studio, controlli medici da parte di pediatri presenti sul posto di lavoro, accompagnatori per le ragazzine al di sotto dei 16 anni, tutela finanziaria. Sicuramente un passo in avanti, ma mi domando: “E’ necessario avere minorenni in passerella?” Pelle più bella, corpo esente da inestetismi, fisici acerbi come piace alla moda (le curve sono ancora una eresia)…

Ma i bambini si sa, lo vediamo anche nella nostra tv, piacciono molto. Pensate che in Cina, in una manifestazione automobilistica, hanno messo delle bimbe in bikini in pose avvenenti su alcune automobili. La  polemica al Chutian Auto Culture Festival di Wuhan, città della Cina centrale nella provincia di Hubei ha varcato i confini arrivando fin da noi. Chi tratta di moda si ricorderà anche il servizio apparso sul numero di dicembre 2010 di Vogue FranciaLe polemiche hanno costretto alle dimissioni Carine Roitfeld, direttore del mensile, alla quale è subentrata Emmanuelle Alt. L’articolo in questione ritraeva tre modelle bambine (circa otto anni ): Thylane, Lea e Prune, le quali indossavano abiti, gioielli e scarpe tacco 12 firmati Versace, Yves Saint Laurent, Bulgari, Boucheron, Balmain. Autore degli scatti, lo stilista Tom Ford.

Nessuno si sofferma sugli aspetti psicologici che implicano determinate attività lavorative su questi bimbi: cosa accadrà un domani quando queste luci non li illumineranno più? Ci sono mondi lavorativi molto crudeli, e la moda ne fa assolutamente parte. E allora ben venga se è un gioco, ma se diventa una vera e propria occupazione, i genitori dovrebbero capire che non stanno facendo un piacere ai loro figli, ma stanno saziando la loro smania di protagonismo. Chi restituirà loro l’infanzia negata? E allora ben vengano anche le leggi che tutelano i minori in questo campo, ma se facessimo lavorare gente che i 18 anni li ha già compiuti?

Sul blog del film denuncia Girl Model si raccolgono 31 nomi di giovanissime modelle dai 16 ai 32 anni morte per autodistruzione: anoressia, overdose e suicidio. «Chi difende l’industria della moda – si legge – ammette che esistono diversi problemi al suo interno, ma li espone come problemi di un’industria qualunque. Dimenticandosi così che in quest’industria si investe sulla vita di giovanissime donne. La maggioranza viene sbattuta in uno stile di vita “adulto” prima di raggiungere l’effettiva età adulta. La moda reagisce definendosi un’arte. Ma – posto che arte sia – è giusto che siano le vite di queste ragazze a pagarne il prezzo?».

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