Sono due funzionari comunali, un architetto e un imprenditore i quattro arrestati nella giornata di oggi dalla Guardia di Finanza di Como su richiesta del gip. I provvedimenti di custodia cautelare – due in carcere e due ai domiciliari – sono stati disposti nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per l’edificazione delle paratie di contenimento delle acque poste sul lungolago, definite comunemente Minimose.

Le accuse cui vanno incontro gli indagati sono di abuso d’ufficio, corruzione e turbativa d’asta. A collaborare all’indagine anche Anac, l’Autorità anticorruzione.

Le autorità hanno in seguito diffuso le identità dei quattro arrestati. Si tratta di Pietro Gilardoni e Antonio Ferro, dirigenti del Comune di Como nei settori delle Rete tecnologiche, Strade, Acque e Arredo urbano e delle Grandi Opere, rispettivamente; di Roberto Ferrario, imprenditore dell’azienda Imothep e di Giovanni Foti, titolare dell’impresa edile Foti.

A determinare le accuse rivolte al quartetto sono state una serie di intercettazioni, che hanno portato all’acquisizione di documenti nei quali veniva riscontrata l’attività di turbativa degli incanti, lo svelamento di segreti d’ufficio e la corruzione dei funzionari del comune di Como, il tutto con il rischio che l’intero processo potesse essere reiterato altre volte.

Nicola Piacente, procuratore di Como, ha tenuto a precisare che le indagini non intendono interferire con le future opere della Pubblica amministrazione “con riferimento alla auspicabile legittima progettazione, realizzazione e completamento di una efficace difesa a fronte delle esondazioni del Lago di Como e delle altre opere pubbliche oggetto della presente inchiesta”.

D’altro canto la costruzione delle paratie è dal tempo al centro delle polemiche, a causa di un’estensione dei lavori che ha lasciato cantieri aperti impedendo ai cittadini di usufruire del lungolago. Si stima che il costo totale dell’operazione possa arrivare sino a 33 milioni di euro. Nello scandalo è finito anche l’ex sindaco Stefano Bruni (indagato per un altro caso di bancarotta fraudolenta) e l’assessore Mario Lucini, indagati per reati di natura ambientale.