Negli ultimi cinque mesi, un Comune italiano ha dichiarato il predissesto finanziario ogni 12 giorni. Un bollettino davvero preoccupante e che vede sulla punta dell’iceberg i casi eclatanti del Comune di Napoli, che arranca nel rispettare i piani del 2012, il Comune di Torino e anche il municipio della capitale, con il suo debito di 1,3 miliari dell’Atac.

Stando ai numeri riportati da uno studio della Fondazione nazionale dei commercialisti, a fine 2016, in Italia, sono 107 gli enti in situazione di crisi e 151 in fase di predissesto. Numeri già preoccupanti, saliti ulteriormente a maggio 2017 sono arrivati a quota 163. I Comuni sopra i 250 mila abitanti a chiedere l’attivazione della norma salva-bilanci è per ora solo il Napoli, ma quest’anno si potrebbero aggiungere altri municipi di un certo prestigio. L’ultimo Comune a dichiarare lo stato di crisi è Scafati, 50 mila abitanti, in provincia di Salerno. Il 68,7% dei comuni in crisi proviene dal Sud e la lista conta le città di Napoli e Catania; i capoluoghi di Savona, Pescara, Rieti, Benevento, Caserta, Foggia, Cosenza, Reggio Calabria e Messina le Province di Asti, Novara, Verbania, Varese, Imperia, La Spezia, Ascoli, Chieti, Potenza e Terni.

Tutti enti che hanno schivato la bancarotta grazie ad un contributo dello Stato, che consente loro di continuare a “sopravvivere”. Al tempo stesso,però, sono sotto stretta sorveglianza da parte della Corte dei Conti che li spinge solitamente ad incrementare le tasse e tagliare le spese.