Le piazze sono affollate, piene di gente che hanno voglia per una giornata di liberare quel corpo, ma soprattutto hanno voglia di evadere con la mente.

Il Primo maggio ha visto due concertoni che l’hanno spuntata su tutti: il tradizionale concertone di Piazza San Giovanni a Roma e quello di Taranto.

Ieri ho vissuto il concerto di Roma nel backstage, ma sono voluta andare in mezzo alla gente, capire cosa li spingesse fin li e vedere le loro reazioni. Vedere persone anziane ballare con i giovani è tutto ciò che racchiudo nel termine che spesso utilizzo nei miei social “potere della musica” (foto by infophoto).

Grazie ai social ero connessa con il concertone di Taranto dove suonavano alcuni miei amici, due su tutti Roy Paci e Caparezza.

Anche li, folla in delirio per i loro beniamini ma non solo. Si ha voglia di ragionare, di protestare contro questa Italia che speranza non ne da.

Se da una parte c’è Piero Pelù che attacca Renzi e chiede: “Non fateci l’elemosina con 80 euro, dateci lavoro”, dall’altra parte Michele Riondino si rivolge alle Istituzioni affermando: “Continueremo a maledirvi per quello che non avete fatto e quello che non fate”. A metterci il carico a Taranto anche Gino Strada: “Un paese civile non può avere tra le proprie istituzioni persone che applaudono gli assasini. Dove sono finiti i diritti delle persone? Dovrebbero essere licenziati, questi che applaudono”. E poi: “Taranto è un simbolo, una città dove si baratta il diritto alla salute con il lavoro, è una cosa indegna in un paese civile”.

Non solo musica, ma anche protesta. Protesta per questo BelPaese imbruttito da mafia, camorra, ndrangheta, da aziende che ti chiedono la salute in cambio di un posto di lavoro, perché già di per sé, avere un lavoro oggi, è una fortuna. Si protesta urlando, incazzandoci, ma anche saltando e ballando. Perché alla fine dei conti è sempre una festa e noi italiani sappiamo sorridere, nonostante tutto.