Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra.” Queste le ultime parole pubbliche di Benedetto XVI pronunciate dal balcone della residenza estiva di Castel Gandolfo, dove il Papa uscente risiederà nei prossimi due mesi, prima di ritirarsi in un piccolo monastero sulla collina vaticana, alle spalle della basilica di San Pietro.

Il Palazzo Pontificio (o Palazzo Apostolico) di Castel Gandolfo è una residenza papale suburbana situata all’interno della zona extraterritoriale delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, sui Colli Albani, a circa venti chilometri da Roma. Acquisito dalla Camera Apostolica nel luglio 1596 e incorporato come patrimonio inalienabile della Santa Sede nel maggio 1604, il territorio di Castel Gandolfo fu prescelto come luogo di villeggiatura da molti papi, a cominciare da Urbano VIII che, subito dopo la sua elezione a pontefice (1623), diede avvio alla costruzione di un edificio sul sito della villa romana dell’imperatore Domiziano. Il primo pontefice a villeggiarvi fu il senese Alessandro VII, che completò l’edificio con la facciata principale e l’ala occidentale, cui contribuì Gian Lorenzo Bernini.

Trascurata per circa un secolo, la villa di Castel Gandolfo tornò ad essere frequentata nel Settecento con papa Benedetto XIV, che la ristrutturò apportandovi modifiche e nuove decorazioni. Occupata e gravemente danneggiata dalle truppe napoleoniche, fu restaurata da Pio VII e Pio VIII. In seguito fu particolarmente utilizzata come residenza estiva da Gregorio XVI e poi, fino al 1870, da Pio IX. Con la fine dello stato pontificio, venne abbandonata dai papi, come tutte le altre residenze possedute fuori Roma, per “rinchiudersi” in Vaticano in segno di aperta protesta contro lo stato italiano. Fu solo nel 1929, con la nascita dello Stato della Città del Vaticano e il relativo trattato (Patti Lateranensi), che le ville papali di Castel Gandolfo furono dichiarate dominio extraterritoriale pontificio e proprio con papa Pio XI il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo ritornò ad essere la residenza estiva dei papi. Il palazzo viene oggi utilizzato abitualmente dai papi come residenza nei periodi di riposo, tanto che Giovanni Paolo II definì Castel Gandolfo il «Vaticano Due»; in tali occasioni la recita domenicale dell’Angelus avviene all’interno del cortile.

Le stanze dell’appartamento privato del papa si compongono di un’anticamera, con una Madonna di Carlo Dolci; uno Studio, risistemato sotto Pio XI, con dipinti del Dolci e Veronese; la sala da pranzo di Clemente XIV, decorata da Angeloni e Cristoforo Unterberger; la camera da letto; una cappella privata, voluta da Pio XI, e la camera della toilette.

Questa dunque la meta dell’ultimo pellegrinaggio da papa di Benedetto XVI: ieri sera al tramonto le luci dell’Appartamento Pontificio sono state spente e gli accessi sigillati. Alle 20 il portone del palazzo di Castel Gandolfo è stato chiuso dalle guardie svizzere, tornate poi in Vaticano lasciando la responsabilità della sicurezza di Ratzinger alla gendarmeria della Santa Sede.

Inizia così il periodo di “sede apostolica vacante” (periodo che intercorre tra la morte o la rinuncia di un pontefice e l’elezione del suo successore, in cui il trono di San Pietro resta vuoto). Le procedure da seguire durante tale delicato periodo sono dettate dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, promulgata da papa Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996. Nel 2007 lo stesso Benedetto XVI, con la lettera apostolica in forma di motu proprio De aliquibus mutationibus in normis de electione romani pontificis, ha ripristinato la necessità della maggioranza dei due terzi per l’elezione del Pontefice, prevedendo che dopo le prime 21 votazioni vanno votati soltanto i due nomi che nell’ultimo scrutinio hanno ottenuto il maggior numero di voti. Il 25 febbraio 2013 Benedetto XVI ha poi pubblicato il motu proprio Normas Nonnullas, giusto pochi giorni prima dalla rinuncia al papato. In base a tale documento, il Sacro Collegio potrà anticipare l’inizio del conclave a prima dei rituali 15 giorni se tutti i cardinali sono già giunti a Roma.