Al processo per il naufragio della Costa Concordia, in corso a Grosseto, gli avvocati difensori di Francesco Schettino continuano a sostenere l’innocenza del comandante della nave. Dopo aver accusato il pm di aver ghettizzato il loro assistito, permettendo agli altri imputati di patteggiare, l’avvocato Domenico Pepe, nella sua arringa difensiva, ha chiamato in causa il capitano Gregorio De Falco. Secondo Pepe, De Falco, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di comandante della capitaneria di Livorno, avrebbe telefonato a Schettino per ritorsione.

Stando alla ricostruzione della difesa, il comandante della Concordia si era infatti lamentato per il ritardo nei soccorsi, sollecitando la capitaneria. Temendo di essere accusato di ritardi ingiustificati nell’invio dei mezzi di soccorso, De Falco avrebbe pertanto effettuato quella telefonata a Schettino, ormai divenuta tristemente famosa, intimandogli di tornare a bordo. L’avvocato Domenico Pepe chiama in gioco le responsabilità della capitaneria di porto:

Quella telefonata ha infangato tutta la marineria italiana, ha infangato l’Italia in tutto il mondo e perché l’ha fatto? Per ritorsione nei confronti di Schettino che poco prima aveva sollecitato i soccorsi, chiedendo dove fossero andati a finire.

Pepe spiega che Schettino non aveva affatto abbandonato la nave come vuole far credere l’accusa, ma si era recato sugli scogli per coordinare meglio i soccorsi soltanto dopo lo sbarco di tutti i passeggeri presenti sul ponte di dritta.  Il forte vento di grecale avrebbe impedito al comandante della Costa Concordia di raggiungere l’altro lato della nave, come era nelle sue intenzioni per avere un quadro più chiaro della situazione.

La difesa ha sottolineato che dopo la tragedia il comandante si è sottoposto a un interrogatorio estenuante di  40 ore che lo avrebbe stremato, portandolo ad ammettere anche responsabilità non sue. L’avvocato Pepe ha poi criticato aspramente gli insulti del pm Pizza nei confronti del suo assistito, definito un incauto idiota:

In 40 anni di aule di udienza non ho mai visto offese all’imputato. Non so se con altri personaggi l’avrebbero fatto. Se ne sono approfittati perché è una persona perbene, questa è la verità!

Secondo gli avvocati difensori, Schettino non fu affatto incauto perché se avesse ordinato subito l’abbandono della nave sarebbero morte 4 mila persone a causa delle condizioni del mare, troppo agitato per mettere in acqua le scialuppe senza aspettare l’arrivo dei soccorsi. Il comandante della Concordia, stando alla ricostruzione della difesa, fu inoltre abbandonato da tutti i suoi ufficiali, ritrovandosi completamente solo a gestire l’emergenza e con molti dei sistemi di sicurezza della nave in tilt.

A proposito delle responsabilità della compagnia navale, Pepe ha accusato la Costa Crociere di aver interferito con il processo, minacciando  di spostare da Genova ad Amburgo alcuni settori della società. L’avvocato difensore di Schettino ha poi ricordato alla giuria l’accanimento subito da Schettino e dai suoi familiari, privati di auto, moto e beni immobiliari:

Alla casa, dove vive anche la figlia sedicenne, hanno apposto un cartello con scritto “Immobile sottoposto a sequestro penale¨. E così anche alla casa dei genitori, dove c’era la madre di 86 anni. Modalità indecenti  perché era sufficiente una trascrizione nel registro delle trascrizioni immobiliari.

Schettino per i suoi difensori avrebbe inoltro dovuto subire del “gossip schifoso”, malgrado la moldava Domnica Cemortan non fosse affatto abbracciata a lui al momento dell’impatto della nave sugli scogli, bensì fuori dalla porta.