Francesco Schettino in lacrime. È così che si è concluso il processo Concordia, in attesa del verdetto atteso per domani o più probabilmente già per questa sera. Durante l’ultima udienza in tribunale, l’ex capitano si è lasciato andare alle emozioni nel corso della sua ultima dichiarazione spontanea. Schettino ha raccontato come l’incidente della Costa Concordia l’abbia segnato: “Non si può chiamare vita quella che sto facendo. Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo.” E mentre stava raccontando di alcuni incontri avvenuti a casa sua con dei naufraghi è scoppiato in lacrime e ha interrotto la sua testimonianza.

L’ex capitano nel corso della sua dichiarazione spontanea ha inoltre dichiarato: “Quel 13 gennaio sono morto anch’io” e si è lamentato di come i media hanno affrontato la vicenda. Schettino ha attaccato la stampa e le televisioni che l’hanno preso di mira: “Sono finito in un tritacarne mediatico. Dopo tre giorni la mia testa è stata offerta per degli interessi, da quando c’è stata la divulgazione di atti processuali.” Per poi proseguire affermando: “È stata offerta la mia testa per difendere degli interessi. I media sono caduti nella trappola, benché non tutti. Hanno distorto la realtà dei fatti.”

L’avvocato difensore di Schettino, Donato Laino, non nasconde le responsabilità del suo assistito, ma tira in mezzo anche Costa Crociere: “Lui era al vertice di questa organizzazione e ha le sue responsabilità, anche deontologiche. Ma è l’intero sistema che è saltato, come dimostrano le nuove norme in materia di sicurezza in mare. Ma qua siamo a giudicare l’uomo.”

Questa sera alle 19 i giudici comunicheranno se hanno raggiunto un verdetto. Francesco Schettino rischia una condanna a 26 anni e 3 mesi, il periodo di detenzione richiesto dall’accusa.