Le condanne a morte in Arabia Saudita si fanno sempre più numerose, tanto da richiedere l’assunzione di nuovi boia. L’annuncio per la ricerca di nuovo personale da destinare alle esecuzioni della pena capitale è stato pubblicato direttamente dal governo saudita su un portale di annunci di lavoro.

Nello specifico, le autorità hanno indetto un bando pubblico per l’assunzione di 8 nuovi boia che saranno considerati funzionari religiosi al servizio dei tribunali islamici. I requisiti richiesti agli aspiranti boia fanno rabbrividire. Tra le competenze richieste c’è infatti la capacità di decapitare i condannati a morte in pubblico e di amputare arti, eseguendo le sentenze per i reati minori.

Amnesty International, associazione in prima linea contro la pena di morte, denuncia che in Arabia Saudita solo nel 2015 sono state condannate a morte ben 85 persone. Il regno di Salman, iniziato a gennaio, si preannuncia come uno dei più cruenti.

L’anno scorso le decapitazioni sono state 87. Dal 1985 al 2013 ben 2 mila persone sono state giustiziate in Arabia Saudita per reati che vanno dall’omicidio al traffico di droga, dallo stupro all’apostasia.

Amnesty International denuncia anche le modalità efferate delle esecuzioni, spiegando che a volte le teste mozzate vengono esposte in pubblico per settimane, con l’obiettivo di scoraggiare la popolazione a delinquere. Le confessioni, secondo l’associazione, non di rado vengono estorte ricorrendo a torture e in assenza di un legale dell’imputato. I processi sono segreti. I condannati stranieri, inoltre, non riescono a comprendere la lingua e non sono messi nelle condizioni di difendersi.

L’Arabia Saudita non risparmia neanche i minorenni, trasgredendo le norme internazionali sulla tutela dei minori. Negli ultimi due anni sono stati uccisi almeno 4 minori. Amnesty International invita la comunità internazionale a indignarsi, poiché le modalità utilizzate dal governo saudita non sono dissimili da quelle utilizzate dall’ISIS per giustiziare i prigionieri, che tanto stanno scandalizzando l’opinione pubblica mondiale.