Un rebus: il condono edilizio fra proposte e smentite

La sanatoria potrebbe finire tra le misure del nuovo decreto sviluppo ma potrebbe anche risolversi in un niente di fatto, anche se nettamente diversa dall’emersione degli immobili fantasma, conosciuta anche come sanatoria catastale. Così chiarisce l’Agenzia del Territorio, secondo la quale la regolarizzazione a fini catastali e fiscali, che è di sua competenza, è diversa dal condono che rientra nei compiti dei Comuni, per le sue ripercussioni nell’ambito dell’edilizia e dell’urbanistica

Secondo l’Agenzia del Territorio, infatti, non si tratta di una facilitazione, ma della regolarizzazione di fabbricati mai dichiarati, anche se in regola con i permessi edilizi, in cui l’attribuzione della rendita presunta costituisce una misura straordinaria. È possibile, infatti, che alcuni non abbiano comunicato le variazioni al Catasto per evitare il pagamento di tasse maggiorate, pur avendo ottenuto i permessi per costruire o procedere a ristrutturazioni.

I tecnici dell’Agenzia hanno identificato circa due milioni di immobili, i cui proprietari sono stati invitati a regolarizzare la loro posizione. Ma al 30 aprile, termine ultimo per le dichiarazioni spontanee, sono state presentate domande di accatastamento solo per circa un milione di case, delle quali una metà ha prodotto un incremento di 415 milioni di euro nella rendita catastale, la base imponibile su cui calcolare le imposte, mentre l’altra metà non è stata accatastata perché non produttiva di reddito: sono tettoie o spianate di cemento, che i rilievi fotografici avevano scambiato per costruzioni.

Al milione di edifici non dichiarati, per i quali non è stata presentata la dichiarazione spontanea, è possibile attribuire la rendita presunta, che obbliga al pagamento delle tasse dal 2007, a meno che non si dimostri che all’epoca l’immobile non era stato ancora costruito.