La conferenza sul clima che si terrà a Parigi dal prossimo 30 novembre all’11 dicembre rischia di essere un insuccesso ancora prima di iniziare. Il segretario di Stato usa, John Kerry, ha spiegato in un’intervista al Financial Times che il Cop21 non produrrà “alcun accordo vincolante sulla riduzione delle emissioni come a Kyoto“. L’unico obiettivo perseguibile dovrebbe essere un documento contenenti misure che porteranno a “significativi investimenti” per un’economia più pulita senza obiettivi “di riduzione legalmente vincolanti“.

La posizione degli Stati Uniti rafforza quelli che avanzavano sospetti sulla posizione di quelli che sostengono che le grandi potenze industriali occidentali danno già per scontato che le temperature aumentino di almeno due gradi centigradi e pensano di scaricare sui Paesi in via di sviluppo il peso della catastrofe ambientale planetaria prossima ventura – al massimo sarebbero pronti a mitigare la situazione con aiuti economici e palliativi tecnologici.

Ancora una volta Usa e Ue sono su posizioni diverse per quanto riguarda l’ambiente. Per Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea su energia e clima, la posizione dell’Unione Europea è chiara “puntiamo ad un accordo ambizioso e legalmente vincolante, allo scopo di mantenere il riscaldamento del Pianeta entro la soglia dei due gradi” – ovvero quella considerata critica dagli scienziati. La commissaria ha poi spiegato che tutti i 196 Paesi che parteciperanno alla conferenza di Parigi “sono in contatto“. E termina spiegando che “il titolo dell’accordo è ancora da decidere, ma non deve avere un impatto sulla forma vincolante“. Non si sa ancora “se le misure all’interno dell’accordo saranno legalmente obbligatorie” oppure faranno parte di allegati a cui sarà possibile partecipare su base volontaria. Su questi “elementi” “le parti stanno negoziando, è una fase delicata, e i colloqui a livello politico cominceranno il 7 dicembre“.