Il Centro studi di Confindustria ha presentato oggi i suoi dati sugli scenari futuri dell’economia italiana, che prospettano una situazione non priva di contraddizioni.

Da un parte c’è infatti un rialzo delle stime sul Pil, che si rivela in crescita, ma dall’altra a preoccupare ci sono le statistiche relative all’occupazione, alla povertà assoluta e all’instabilità della situazione politica.

Il Pil del 2016 arriva infatti a toccare un aumento dello 0,9%, con una previsione dello 0,8% nel 2017 e addirittura dell’1% nell’annata successiva. Tuttavia gli specialisti di Viale dell’Economia ribadiscono che tali stime non tengono conto del carattere provvisorio del nuovo governo e di una crisi istituzionale che, “se non si dovesse sviluppare in modo ordinato, potrà peggiorare le aspettative di famiglie e imprese, oltre che dei mercati finanziari, e incidere sulla già fragile risalita della domanda interna e delle attività produttive”.

Conforta la consapevolezza della facilità con cui il governo Gentiloni otterrà la fiducia al Senato questo pomeriggio, ma le barricate dell’opposizione potrebbero spaventare i mercati.

È il 2018 che rimane un’incognita per gli economisti, i quali ritengono “impraticabile l’aumento delle imposte indirette introdotto quale ennesima clausola di salvaguardia, per 1,2 punti percentuali di Pil.  Un elemento che avrà l’effetto di portare a maggior deficit pubblico rispetto a quanto indicato dal governo”.

Pienamente negativo è invece il dato relativo alla povertà assoluta: sono in tutto 4,6 milioni i cittadini in questa condizione, con un aumento del 157% rispetto al 2007, con una prevalenza tra la fascia giovanile e la dislocazione territoriale al Sud. Fattori importanti di rischio sono anche l’aumento dell’emigrazione, “soprattutto giovanile, all’estero” e la conseguente diminuzione della mobilità territoriale interna.

Più positivi i dati sull’occupazione: nei prossimi 5 anni gli imprenditori si attendono un aumento di 900mila posti di lavoro in 5 anni, in ogni caso sempre inferiore rispetto al livello massimo raggiunto nel 2008, ovvero prima della crisi.

La tendenza stabile di incremento occupazionale continuerà a crescere nei prossimi due anni insieme al Pil: “l’aumento, iniziato già nel 2014 (+0,2%), si è consolidato nel 2015 (+0,8%) e nel 2016 (+1,1%, che era già acquisito a metà anno)“.