Mentre in Italia il dibattito sulle unioni civili si infiamma sempre più arriva il monito del Consiglio d’Europa a ricordare che il riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso è una questione legale. Thorbjorn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, ha scelto Twitter per rivolgere un appello al Parlamento italiano invitandolo ad approvare al più presto la legge sulle unioni civili:

Incoraggio l’Italia a garantire il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani e come accade nella maggior parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa.

Per rafforzare il concetto e rinfrescare la memoria ai politici italiani Thorbjorn Jagland nello stesso tweet pubblica un link che rinvia alla sentenza emessa a ottobre 2015 dalla Corte di Strasburgo. Lo stesso Renzi nei giorni scorsi aveva sottolineato il ritardo accumulato dall’Italia rispetto agli altri Stati membri nel riconoscimento delle unioni civili:

Siamo rimasti l’unico Paese dei 28 senza una disciplina sulle unioni civili, è fondamentale che si chiuda cercando il più possibile di ascoltarsi e rispettarsi ma poi si sappia che ad un certo punto si vota e sui temi etici ci sarà libertà di coscienza come è doveroso che sia. Il compromesso non è lo strumento per non arrivare a chiudere. Sono giuste tutte le posizioni ma si sappia che per il Pd la riforma è irrinviabile.

Il monito del Consiglio d’Europa arriva a poche ore dall’assemblea dei senatori del PD che hanno approvato l’impianto del ddl Cirinnà riservandosi di decidere sugli emendamenti più spinosi, come la stepchild adoption, nella riunione fissata per martedì prossimo. Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay, fa appello al senso di responsabilità civica dei parlamentari:

Il Senato tra pochi giorni sarà chiamato a prendere una decisione che pesa sulle nostre vite: per noi non esiste una libertà di coscienza, semmai esiste l’obbligo di coscienza, di usare il buonsenso e cestinare definitivamente zavorre discriminatorie. Le battaglie per i diritti non possono cedere a nessun compromesso. Meritiamo un Paese migliore.