Duello incrociato fra Angela Merkel, Matteo Renzi, David Cameron e François Hollande. In gioco il controllo della Commissione europea. Il 26 e 27 giugno si riunisce il Consiglio europeo (cioè l’insieme dei capi di Stato e di Governo dei membri Ue), non a Bruxelles ma sempre in Belgio, a Ypres. Questa cittadina fu teatro della battaglia delle Fiandre, l’ultimo grande combattimento del 1914 nel primo anno della prima guerra mondiale. Per commemorare il centenario dell’immenso conflitto è stata appunto scelta questa località.

Un’altra battaglia si combatte in queste ore. Non scorre sangue e gli schieramenti sono differenti: qui non esistono alleati, tutti cercano di sopraffare gli altri. La partita è importante. I leader dei governi europei dovranno indicare la persona che vogliono come prossimo presidente della Commissione; sarà poi il Parlamento europeo ad approvare o respingere questo candidato. Negli ultimi giorni sembra che ci sia una generale convergenza su Jean-Claude Juncker, esponente belga del Partito popolare europeo, il principale raggruppamento nel Parlamento Ue, del quale fa parte la Cdu di Angela Merkel.

Juncker è visto come un rappresentante di quell’austerità finanziaria eccessiva che ha messo in ginocchio gran parte dell’Europa, e ora perfino la Germania sta per accorgersi delle conseguenze. Proprio la Merkel negli ultimi tempi sembra essersi ammorbidita e promette una politica in parte differente, basata anche sulla flessibilità. Lo ha detto proprio ieri al Bundestag (il Parlamento tedesco). Il cancelliere ha quindi parzialmente frenato i falchi della grande finanza germanica, per cercare di ottenere supporto dal centrosinistra continentale (di cui fa parte la Spd, il partito che forma la coalizione del suo Governo con la Cdu). Su tutti, Matteo Renzi e a ruota il presidente francese François Hollande. I due teoricamente sosterrebbero la candidatura del socialista Martin Schulz. Tuttavia le recenti aperture della Merkel potrebbero anche convincerli ad appoggiare Juncker.

Chi invece è nettamente contrario a Juncker è il premier inglese David Cameron, il quale sta giocando una partita molto pericolosa. Assediato dagli antieuropeisti di Nigel Farage (ora anche socio di Beppe Grillo), che hanno fatto il pieno alle ultime elezioni europee, il leader dei conservatori ha più volte minacciato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea se Juncker dovesse diventare presidente della Commissione. Ma per inseguire gli isolazionisti in casa propria (che non sono certo pochi), rischia l’isolamento della sua Nazione. E perfino lui si rende conto che una Gran Bretagna totalmente fuori dall’Europa sarebbe più debole, non più forte. Non va quindi esclusa qualche mossa disperata di Cameron per uscire dal vicolo cieco nel quale si è infilato. Non resta che stare a guardare, ricordandosi che dalla Commissione europea dipendono, fra tante altre cose, tutti i finanziamenti continentali che arrivano nei vari Paesi. Qualcosa che tocca il portafoglio di tutti.