Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio non ha intenzione di fare passi indietro rispetto alle accuse lanciate contro i Renzi nell’ambito delle indagini sul caso Consip.

Lo afferma il possibile candidato premier del Movimento 5 Stelle in un’intervista rilasciata al Corriere della sera: “Non c’è niente di cui scusarmi con Tiziano Renzi, il caso Consip è ancora lì, e il padre di Matteo Renzi ancora indagato, in un’inchiesta in cui il principale accusato è Luca Lotti. E in cui l’ad Marroni è ancora al suo posto: siamo pronti a votare perché sia rimosso”. Il tutto a poche ore dalla notizia della manomissione delle prove esibiti nelle indagini relative al Consip e alla minaccia di richiesta di danni in tribunale da parte di Matteo Renzi.

Ma Di Maio deve rispondere anche alle polemiche che avevano suscitato le sue parole riguardanti l’alto tasso di criminalità dovuto all’immigrazione romena. Il politico però non cede neanche in questo frangente, rispedendo al mittente le accuse di razzismo: “Io confermo le parole del ministro della giustizia romeno del 2009, riprese dal procuratore aggiunto Ardita, che la Romania ha spiccato 100 mandati di cattura internazionale, e che il 40% di questi soggetti è venuto in Italia. Non ho mai voluto offendere il popolo romeno, la mia non è una critica al sistema romeno, ma a quello italiano che accoglie chiunque. Quel dato non solo allarmò il ministro Frattini, ma anche quando c’è stato l’omicidio Reggiani Veltroni disse che non si potevano aprire le porte a tutti i criminali romeni. Io rivendico il dato che ho detto”.

Sul fronte interna c’è invece curiosità intorno alla leadership del Movimento. La candidatura di Casaleggio sembrerebbe del tutto da rivedere, però: “Lui lo ha già escluso, e io personalmente finché non esiste un metodo non dico niente: se ci dovesse essere la proposta, sono disponibile”.

E riguardo a un futuro governo 5 Stelle Di Maio ribadisce come il Movimento non sia disposto a stringere alleanze di comodo: “Noi vogliamo arrivare al governo del Paese, nel caso in cui non fosse possibile chiederemo al presidente della Repubblica un mandato per governare, ma è chiaro che se non ci dovessero essere numeri, ci presenteremo alla Camere col meccanismo della fiducia che è sancito dalla Costituzione. Non daremo poltrone o ministeri”.