Ci sono volute 32 votazioni, ma alla fine il Parlamento ce l’ha fatta. Con una seduta comune dei deputati della Camera e dei senatori sono stati finalmente eletti i tre giudici della Consulta. Si tratta di Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti.

Ha quindi retto il sorprendente accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, giunto ieri dopo lo strappo definitivo tra il partito di Renzi e Forza Italia. Per nominare i giudici costituzionali della Consulta, dopo 31 votazioni andate a vuoto, il Pd è riuscito a trovare un’intesa non con il centrodestra, come in precedenza tentato, bensì con i grillini e con i centristi.

I tre candidati questa volta hanno potuto quindi raggiungere e superare il quorum fissato a quota 571 voti e sono stati eletti come i tre membri che ancora mancavano alla Consulta. Sono Franco Modugno che ha preso 609 voti, Giulio Prosperetti che è arrivato a 585 e Augusto Barbera, che ne ha ottenuti 581. Al voto non hanno partecipato i parlamentari di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Attraverso una nota congiunta Pietro Grasso e Laura Boldrini, presidenti di Senato e Camera, hanno espresso la loro soddisfazione per l’elezione dei tre giudici della Consulta ancora mancanti: “L’elezione dei nuovi giudici della Corte Costituzionale è motivo di profonda soddisfazione. A loro vanno i nostri più sentiti auguri di buon lavoro. Sentiamo il dovere di invitare con ancora maggiore forza i Gruppi parlamentari a una riflessione: è assolutamente indispensabile evitare che in futuro si creino situazioni di stallo così prolungate”.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno rivendicato l’elezione finalmente riuscita dei nuovi membri della Consulta: “Due volte s’è ricorso al metodo 5 stelle e due volte si è raggiunto l’obiettivo mentre negli altri 30 casi, in cui il M5s non è stato coinvolto, sono stati soltanto buttati via i soldi dei cittadini. Ancora una volta, vince il metodo 5 stelle che ha portato a termine la missione di eleggere alla Consulta personaggi di alto profilo giuridico che sapranno giudicare bene le leggi nel solo interesse ultimo del rispetto della Costituzione”.